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Metodo Fogliarini, il racconto di un'esperienza

Paola Viale ha utilizzato anni fa il Metodo Fogliarini in una classe prima di 16 alunni e anche in questo anno scolastico ha scelto di adottarlo. Vi riproponiamo la sua esperienza in questa intervista

Docente di scuola primaria e attualmente insegnante presso l’Istituto Comprensivo di Taggia, Paola Viale ha utilizzato il Metodo Fogliarini in modo personalissimo e sperimentale nel corso dell’anno scolastico 2007/2008. Il riscontro che ne avuto in termini di apprendimento e interesse è stato sorprendente. Ci ha raccontato con entusiasmo le tappe di applicazione del Metodo e i risultati conseguiti.

Come è venuta a conoscenza del Metodo Fogliarini?

“Come posso affrontare l’insegnamento della letto-scrittura? – mi sono chiesta – e con quale metodologia posso ottenere un apprendimento linguistico efficace? È stato allora che, grazie a una bravissima insegnante in pensione, Bianca Durante, ho avuto la fortuna di conoscere il Metodo Fogliarini.

Bianca, durante i nostri incontri settimanali, mi ha molto parlato del direttore didattico Onorino Fogliarini, del suo valore umano e del metodo per la letto-scrittura che lui stesso aveva ideato. Infine, un giorno, mi ha donato dei suoi preziosi appunti che riassumevano le parti salienti del Metodo.”

Perché questo metodo ha destato il suo interesse?

“Sono affascinata da tutto ciò che ha un impatto visivo. Lavorare con i colori e con le immagini è da sempre una mia modalità, sia per fini di studio personale sia in ambito professionale. Questo “nuovo” metodo mi avrebbe permesso di esprimere la mia attitudine figurativa a tutto tondo, anche all’interno della classe dove lavoravo.

Ed è stato proprio così: ho tappezzato ogni minimo spazio con un sillabario gigantesco, formato da sillabe semplici e colorate e da disegni del rammentatore, rielaborato in funzione delle esigenze linguistiche di quella classe.

Un altro motivo di interesse era poi rappresentato dalla possibilità di introdurlo fin dai primissimi giorni di scuola e di averne immediatamente un riscontro di efficacia, anche perché in quella classe c’erano molti bambini di origine straniera.”

Quali difficoltà ha incontrato nell’applicare il metodo senza il supporto di testi di riferimento?

“Non è stato facile per me approfondirne gli aspetti, perché non era possibile in quel periodo entrare in contatto con Onorino Fogliarini, a causa delle sue precarie condizioni di salute.

Parlando con una maestra di Ventimiglia, che aveva già applicato il metodo, sono venuta a sapere che il materiale era ormai andato perso. Così ho deciso di fare da sola: ho utilizzato gli appunti della maestra Bianca e vi ho accostato mie attività: avrebbero dato un tocco personale al mio lavoro e avrebbero arricchito le potenzialità di questo metodo. L’attività senso-motoria-musicale, il dettato a immagini, fino al percorso sensoriale-creativo”.

Partiamo dall’attività senso-motoria-musicale

“In una classe con 16 piccoli alunni, alcuni dei quali con evidenti problemi di attenzione, era necessario trovare il modo di coinvolgere tutti, sia chi si cimentava nella lettura delle figure o delle sillabe colorate sul rammentatore murale, sia chi restava al posto.

Ho pensato allora di accostare alla lettura una sorta di percorso musicale e motorio che tutti potevano eseguire contemporaneamente e, per questo, dotai ogni bambino di un rammentatore personalizzato.

Abbiamo utilizzato “La canzoncina di Mozart”, una melodia molto usata nella pratica didattica delle lingue straniere, che prevedeva l’intonazione di cinque sillabe in orizzontale (PA, LA, RA, TA, SA). Con entusiasmo, i bambini “cantavano” le sillabe che al tempo stesso sfioravano con le dita! Poi, dopo un piccolo inchino e un battito di mani, passavano ad altre cinque sillabe o cedevano il posto a un altro compagno.”

Cosa intende per dettato a immagini?

“È stato necessario affiancare alle sillabe disegni semplici e conosciuti, per questo alcuni disegni sono stati sostituiti da altri.

Conoscere gli elementi pittorici era infatti fondamentale soprattutto per quei bambini che avrebbero poi manifestato qualche disturbo dell’apprendimento. Ho introdotto così una sorta di dettato a immagini: dicevo loro una sillaba e loro rispondevano con un piccolo disegno.

Nel dettato a immagine “più evoluto” proponevo una sorta di gioco di ricerca: i bambini avrebbero dovuto realizzare un disegno, sul quaderno o sul foglio, in base alle sillabe assegnate oppure dettate. Gli alunni, inoltre, riproducevano i segni grafici delle lettere usando i colori del rammentatore.”

Un percorso ricco di stimoli per la loro creatività…

“Si, assolutamente. E con una terza attività, infine, abbiamo reso la lettura del rammentatore ancora più affascinante, dando vita alle immagini del grande sillabario e rendendole protagoniste di storie e avventure. Come nel caso dell’UVA, che attraverso un percorso senso-motorio, veniva osservata, assaggiata, odorata e toccata e poi trasposta nella famosa favola di Esopo.”

Volendo tirare le somme, come definirebbe l’impatto sugli alunni ?

“Questo percorso ha prodotto in loro una forte carica motivazionale: appena entravano in classe venivano subito catturati da quei disegni imperfetti, li associavano alla nostra ritualità del canto e del movimento motorio.

Quell’approccio didattico e metodologico non solo ha permesso una più rapida acquisizione delle abilità fondamentali di lettura e scrittura, ma ha anche sviluppato capacità di attenzione e rielaborazione del lessico appena acquisito.”

E riguardo ai tempi di apprendimento?

A dicembre di quell’anno, quasi tutti gli alunni avevano conseguito una buona abilità di lettura, tanto che molti di loro iniziavano a leggere i libricini riposti in uno scaffale della classe. Parallelamente anche l’abilità della scrittura procedeva in modo proficuo.”

Inoltre, il Metodo ci ha permesso di lavorare sulla coordinazione oculo–manuale, grazie alla possibilità di scegliere lo script con cui iniziare il percorso di apprendimento della scrittura. Io ho scelto di iniziare con lo stampatello maiuscolo e i bambini hanno imparato a seguire le linee delle lettere con precisione.

Il passaggio al corsivo è avvenuto successivamente e per loro è stato quasi naturale.”



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