Rodari, Atalanta e il potere educativo della narrazione

Gianni Rodari non è stato solo un grande autore per l’infanzia, ma anche un pensatore capace di intrecciare narrazione e impegno sociale. In questo articolo Eleonora Gigliotti esplora la sua riscrittura del mito di Atalanta, un esempio potente di educazione alla parità di genere attraverso la letteratura.

Rodari e il mito di Atlanta

Questo articolo su Gianni Rodari e la parità di genere chiude il ciclo che Gaia Edizioni Scuola ha dedicato allo scrittore di Omegna, (qui tutti gli articoli).

Alla fine di un anno scolastico interamente dedicato a Gianni Rodari, ho l’opportunità di approfondire un aspetto poco esplorato, ma di grande valore educativo e culturale: l’impegno di Rodari nei confronti della questione femminile. A questo tema ho dedicato un intero capitolo della mia tesi, convinta che meriti un posto centrale nella riflessione pedagogica contemporanea.

Gianni Rodari viene spesso ricordato come autore di racconti per l’infanzia, viene ancora raramente considerato nella sua complessità: scrittore, intellettuale e giornalista capace di influenzare il pensiero educativo anche attraverso la letteratura e, soprattutto, femminista. Con la sua consueta ironia, Rodari si definiva un “autore di serie B”, consapevole del fatto che la letteratura per l’infanzia non ricevesse all’epoca il riconoscimento che meritava. Eppure, il suo percorso fu molto più articolato. Cresciuto come autore nel giornalismo, operò in un contesto culturale e politico profondamente impegnato. Fu iscritto al Partito Comunista Italiano e partecipò attivamente alle battaglie civili del suo tempo, compresa – contrariamente a quanto spesso si crede – quella femminista.

Un esempio chiaro è la sua lunga collaborazione con la rivista Noi Donne, storico periodico femminile con cui Rodari collaborò dal 1952 al 1967. I suoi articoli, rivolti a genitori, insegnanti ed educatori, rappresentano oggi un patrimonio pedagogico ancora poco conosciuto ma di grande valore. Con uno stile leggero e profondo al tempo stesso, Rodari parlava agli adulti per arrivare ai bambini, entrando nelle case di migliaia di donne italiane. Il suo messaggio era chiaro: l’educazione parte dall’ascolto, dal rispetto per la soggettività infantile e da una visione paritaria delle relazioni di genere.

Il mito di Atalanta e la parità di genere

In questo contesto si inserisce anche la riscrittura del mito di Atalanta, pubblicata proprio sulle pagine di Noi Donne. Una scelta significativa: Atalanta è un’eroina poco rappresentata nella letteratura per l’infanzia, ma portatrice di un messaggio potente. Nella sua versione originale, è una giovane cresciuta libera nei boschi, allevata dalla dea Diana dopo essere stata abbandonata dal padre. È una cacciatrice abile, protagonista della celebre corsa in cui sfida i suoi pretendenti: solo chi riuscirà a batterla potrà sposarla.

Rodari riprende questa figura mitica e la rilegge con uno sguardo contemporaneo, celebrando una protagonista indipendente, veloce, determinata. Una ragazza che corre per sé stessa, che non attende di essere salvata, ma agisce e sceglie. La sua Atalanta parte con gli Argonauti, diventa amica di Ercole, aiuta Giasone e Medea nel recupero del vello d’oro. È una donna che torna a casa, si riconcilia con il padre, e decide di correre per scegliere consapevolmente il proprio compagno. Se deve sposarsi, lo farà alle sue condizioni.

Parità d genere: Gianni Rodari e il mito di Atalanta

Attraverso questa riscrittura, Rodari offre un modello alternativo di femminilità, lontano dagli stereotipi dominanti. Le sue protagoniste – da La bambola a transistor a La bambina dai capelli d’oro, passando per Le scarpe del conte Giulio e Il robot che voleva dormire – sono curiose, intelligenti, autonome. In un’epoca in cui i personaggi femminili erano spesso passivi o subordinati, Rodari dà loro voce e spazio, proponendo figure ribelli, intraprendenti, capaci di autodeterminarsi.

Il racconto di Atalanta diventa così un esempio perfetto di “alleanza narrativa” tra mito e modernità, tra tradizione e invenzione, tra desiderio di cambiamento e fiducia nel potere delle storie. Per chi educa, questa figura offre uno spunto prezioso: la possibilità di ispirare bambine e bambini a superare i ruoli imposti, a riconoscersi nella libertà dello sguardo infantile, che per Rodari non ha genere.

Considerazioni sulla rilettura del mito

Non a caso uno dei titoli dei vari capitoli della mia tesi sia “Rodari dalla parte delle bambine”. L’analisi di Atalanta ci permette di esplorare come Rodari affronti i temi femministi anche in modo implicito. In un panorama editoriale spesso dominato da rappresentazioni stereotipate, egli costruisce personaggi femminili che, pur senza proclamazioni ideologiche, incarnano valori di autonomia, libertà e responsabilità.

Il mito viene riletto con occhi nuovi, offrendo riflessioni sulle relazioni di potere tra i generi e sulla possibilità di sovvertire le norme attraverso la narrazione. La scelta di pubblicare proprio Atalanta, come ha raccontato anche sua moglie Maria Teresa Ferretti Rodari, fu un modo per rispondere a chi definiva Rodari “poco femminista” solo perché non si era mai espresso in termini teorici. Quel racconto – tra le tante riscritture rimaste inedite – fu scelto per il suo valore simbolico e pedagogico.

Conclusioni

Queste storie, nella loro apparente leggerezza, ci invitano a una lettura più profonda, capace di cogliere il potenziale trasformativo della letteratura per l’infanzia. In Atalanta troviamo una riflessione sulla costruzione dell’identità femminile, sulla critica ai pregiudizi culturali, e sul diritto delle donne a essere protagoniste della propria storia. Rodari ha sempre dimostrato un rispetto autentico verso le donne, integrandole nella sua produzione con naturalezza e convinzione. In un tempo in cui questo non era affatto scontato, ha saputo dare voce a un femminile forte, creativo, relazionale. Un approccio che non nasce da una teoria, ma da una scelta narrativa e pedagogica profonda. Non stupisce, quindi, ritrovarlo “dalla parte delle bambine”, capace di raccontare il mondo con sensibilità, intelligenza e ironia. Anche quando non parla esplicitamente di femminismo, la sua scrittura ne incarna i principi più autentici: smontare stereotipi, restituire dignità, aprire possibilità.

Rodari ci ricorda che le storie non servono solo a far sognare, ma anche a pensare, a mettere in discussione, a cambiare prospettiva. Atalanta non è solo una riscrittura intelligente di un mito antico: è un manifesto pedagogico, un invito a costruire un’educazione più equa, dove bambine e bambini possano correre insieme, senza ostacoli né ruoli imposti. Sta agli educatori e alle educatrici, raccogliere questa eredità e farne strumento di trasformazione quotidiana.


Edizioni attualmente in catalogo o comunque reperibili:

  • Rodari, Gianni, Atalanta, Einaudi Ragazzi, 2018.
  • Rodari, Gianni, Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi, Piccoli, 1995.
  • Rodari, Gianni, Atalanta, Editori Riuniti, 2001.

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