Charlotte Sometimes e il significato di libro per bambini

In questi giorni di zucche, streghe e travestimenti, alcune classi si riempiono di elementi “paurosi”. Spesso sono storie di mostri, fantasmi e case stregate. Vorrei proporvi un libro diverso, che inquieta in modo più silenzioso, per altri motivi: Charlotte Sometimes, pubblicato in Inghilterra nel 1969 e tradotto in italiano soltanto nel 2024.

Charlotte Sometimes della scrittice inglese Penelope Farmer è un romanzo per ragazzini (l’originale inglese viene indicato per 9-11 oppure 10-14 anni, a seconda dell’edizione), ma parla di una paura che riguarda anche gli adulti: quella di non sapere più chi siamo.

Charlotte Sometimes: un romanzo “per bambini”

Una ragazza, due epoche


Siamo negli anni ’50 del secolo scorso. La tredicenne Charlotte Makepeace trascorre la prima notte in un collegio inglese. La mattina dopo si sveglia nello stesso letto, ma qualcosa è cambiato: le persone che ha intorno sono diverse e tutti la chiamano Clare Moby.

Charlotte è finita nel 1918, circa quarant’anni prima della propria epoca. Da quel momento le due ragazze (Charlotte e Clare) si scambiano di posto ogni notte e devono imparare a vivere ciascuna la vita dell’altra. Riescono a comunicare attraverso un quaderno, lasciandosi messaggi che attraversano il tempo.

Poi lo scambio si interrompe e Charlotte resta bloccata nel passato, mentre la Prima guerra mondiale non è ancora finita…

In questo libro la paura non nasce da mostri o apparizioni. Nasce dal progressivo smarrimento della propria identità: se tutti mi chiamano con un altro nome, quanto a lungo riuscirò a ricordare chi sono? Come posso spiegare ciò che mi sta accadendo? Chi potrebbe credermi?

Cosa ci dice un libro del 1969

Rileggere Charlotte Sometimes oggi fa capire quanto sia cambiata l’idea di “libro per ragazzi”. Non per forza in peggio, ma in modo profondo.

Il ritmo. La Farmer si prende tempo. Descrive corridoi, letti, silenzi, piccoli gesti. Oggi molti libri per la stessa fascia d’età aprono con un colpo di scena e chiudono ogni capitolo con un gancio. È un linguaggio che i ragazzi conoscono bene, perché è quello delle serie TV.

Il dubbio. Il romanzo non spiega il meccanismo dello scambio e lascia aperte molte domande. Si fida di un giovane lettore o lettrice capace di stare nel dubbio. Oggi tendiamo a chiarire, a rassicurare, a chiudere i conti in fretta.

Uno sguardo sui temi difficili. Identità, solitudine, guerra, morte: ci sono tutti, ma restano sullo sfondo, filtrati dallo sguardo di una ragazzina. Li incontriamo attraverso le relazioni tra i personaggi e ciò che accade loro, prima ancora che come argomenti da discutere. La narrativa recente affronta temi anche più duri in modo esplicito e dichiarato, spesso con libri costruiti attorno a un “tema” preciso.

Le etichette. Nel 1969 un libro era “per ragazzi” e basta. Oggi esistono fasce d’età molto più strette, dal middle grade allo young adult (non solo nel mondo anglosassone), e ogni libro viene collocato con cura sullo scaffale di una libreria. Questo aiuta genitori e insegnanti a orientarsi. Ma rischia anche di farci dimenticare che i libri migliori sfuggono alle caselle.

Charlotte Sometimes è la prova di questa fuga. Scritto per i ragazzi, è stato amato da una rock band, ristampato come classico e riscoperto da lettori adulti. Forse un buon libro per ragazzi è semplicemente un buon libro che non tratta i ragazzi da sciocchi.

Il libro racconta quanto possa essere fragile il senso di sé quando tutto intorno cambia. Lo fa attraverso una vicenda fantastica, ma lascia al lettore una domanda molto concreta: che cosa mi fa sentire di essere proprio io?

Da un romanzo a una canzone dei The Cure

Qualcuno potrebbe conoscerne il titolo senza aver mai incontrato il libro. Nell’ottobre del 1981 i The Cure (spesso abbreviato comunemente in “i Cure” in italiano), la band di Robert Smith, pubblicarono il singolo Charlotte Sometimes, ispirato proprio al romanzo. Anche il lato B, Splintered in Her Head, richiama la stessa storia. Il video è visibile su YouTube.

Il legame va oltre il titolo: il testo della canzone riprende immagini e formulazioni del libro, restituendo lo smarrimento della protagonista attraverso voci, volti e ricordi che sembrano confondersi.

L’edizione italiana contiene un’appendice in cui Penelope Farmer racconta il suo rapporto con la canzone dei Cure, che ha dato al libro una seconda vita (è l’unico che non è mai uscito di catalogo).

Tra gli aneddoti c’è quello di un concerto del 1996 chiuso proprio con la canzone Charlotte Sometimes: Smith presentò la scrittrice al pubblico, che le tributò una standing ovation. In quell’occasione il cantante dei Cure si fece autografare la copia del libro che aveva letto da bambino. Una copia piuttosto logora, tutta sottolineata e piena di appunti.

Un romanzo per ragazzi che diventa una canzone “dark”: già questo incuriosisce. Ma che influenza una futura carriera musicale. E apre una domanda interessante: che cosa ci aspettiamo oggi da un libro “per bambini”?

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