L’alfabeto e l’ordine alfabetico sono due colonne portanti dell’apprendimento della letto-scrittura e del consolidamento di esso negli anni successivi. Automatizzare la corrispondenza fonema-grafema e memorizzare l’ordine di successione delle lettere sono obiettivi che si raggiungono solo con l’esercizio e l’esposizione.

Il gioco con l’alfabeto è un’attività pensata per bambine e bambini che sanno scrivere in autonomia almeno parole bisillabe o trisillabe piane. È comunque adattabile a tutte le classi della scuola primaria, poiché un ripasso sull’ordine dell’alfabeto serve sempre!
Sappiamo che i nostri alunni amano ripetere gli stessi giochi e ascoltare le stesse storie. La ripetizione, nel gioco, è rassicurante. Proponiamo quindi alla classe un’attività che solo apparentemente è ludica.
Ecco di seguito come procedere.
- Dividiamo la classe in gruppi (di 4-6 alunni).
- Scriviamo alla lavagna un ambiente che faccia da contesto di riferimento e che poi dovrà essere memorizzato (per esempio la cucina).
- Mostriamo alla digital board una pagina con le lettere dell’alfabeto scritte una sotto all’altra
- Esponiamo le regole del gioco.
Regole del gioco con l’alfabeto
- Per ogni lettera si dovrà dire il nome di un oggetto presente nell’ambiente scelto (per esempio: “cucina”).
- I gruppi parlano a turno. I componenti del gruppo si possono consultare tra di loro. Si stabilisce un tempo massimo (timer/clessidra) per rispondere oppure si dice «passo» e la parola passerà al gruppo che segue. Se tutti passano, la lettera resta “vuota”.
- Se un alunno non conosce il significato della parola deve chiederlo e il gruppo deve saperlo spiegare, in caso contrario la parola sarà annullata.
- La maestra scrive alla lavagna la parola, in corrispondenza della lettera, con un colore diverso per ogni gruppo.
- In gioco termina dopo un tempo stabilito (per esempio di 20 minuti) o quando si esauriscono le lettere.
- Vince il gruppo che ha trovato più parole.
Da notare che questa attività, soprattutto se svolta in gruppo, si presta ad essere anche una pausa di relax dopo una lezione particolarmente intensa o un momento di “riscaldamento” per predisporsi ad una verifica.
Obiettivi del gioco con l’alfabeto
Se ci fermiamo ad analizzare questa attività, ci rendiamo conto di quante occasioni di apprendimento “implicito” essa offra.
- Suono iniziale. Se proposta in classe prima ad allievi BES (stranieri o possibili DSA), questa attività è fondamentale per la percezione e la discriminazione fonologica; la scrittura alla lavagna permette di esporre alla corrispondenza fonema-grafema creando o incrementando le pre-conoscenze.
- Ordine alfabetico. Vedere, in contesti diversi, le lettere scritte in un determinato ordine, rinforza quanto già si è imparato e può predisporre all’apprendimento “spontaneo” dell’ordine alfabetico.
- Magazzino lessicale. La richiesta di trovare parole note permette di accedere al magazzino linguistico in modo rapido; lavorare per categorie (la cucina, la palestra, lo zoo…) consente di facilitare la memorizzazione delle parole nuove e di ampliare il proprio magazzino lessicale.
- Memoria di lavoro. La consegna deve essere data oralmente e mantenuta nella memoria di lavoro. Tuttavia il gruppo può fungere da memoria esterna di supporto, in caso di bisogno.
- Memoria a lungo termine. Per rinforzare il lessico e l’ordine alfabetico, al termine del gioco rileggiamo le parole trovate. Ma, se svolgiamo questa attività con bambini che non padroneggiano ancora la lettura o la nostra lingua, possiamo semplicemente chiedere loro se ricordano quale fosse la parola trovata/scritta per ciascuna lettera.
- Collaborazione. L’attività di supporto del gruppo ha infinite valenze educative: favorisce l’ascolto, la collaborazione, il supporto, e consente di sperimentare che la condivisione aumenta la gioia delle vittorie e alleggerisce il disagio, permettendo di imparare a “perdere” senza che ciò possa compromettere l’autostima.
- Rispetto delle regole. Ogni attività ha delle regole (anche non scritte) da rispettare; il gioco serve anche ad imparare a relazionarsi in base al ruolo e al contesto.
- Orientamento temporale. Dare un tempo limite costringe a mantenere la concentrazione focalizzata sull’obiettivo, ma permette anche di “sperimentare” quanto dura un minuto e quante cose si possono fare in un minuto.
- Attenzione sostenuta. Dare la consegna solo a voce, introdurre una semplice competizione, dare un tempo e un contesto, avere un compito chiaro: sono tutti elementi che catturano spontaneamente l’attenzione.
Considerazioni conclusive
Sappiamo bene che alcuni alunni non sono mai completamente pronti ad assimilare gran parte di quello che proponiamo. Siamo consapevoli che alcuni ricorderanno tutto e altri quasi nulla. Tuttavia abbiamo osservato quanto sia utile l’esposizione agli stimoli, specie se ripetuta nel tempo e in contesti ludici.
In qualche modo anche i bambine e i bambini più in difficoltà trattengono delle informazioni che, al momento opportuno e dopo infinite attività di recupero, riusciranno a riemergere.
Ogni volta che questo accade, noi adulti viviamo la magia del nostro lavoro: quando, inaspettatamente, qualcuno dei nostri alunni sboccia, noi riusciamo sempre a stupirci e loro iniziano a sviluppare la propria autostima.




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