In questo articolo vediamo insieme un’attività didattica per ripassare l’uso della “QU” attraverso esercizi, autocorrezione e confronto. L’obiettivo è rendere l’apprendimento coinvolgente, favorire l’autostima e valorizzare l’errore come parte del processo di crescita linguistica.

La lingua italiana è erroneamente considerata una lingua facile per il semplice fatto di essere “orecchiabile” e “trasparente” ovvero, si legge come si scrive.
In realtà è una lingua piena di insidie dovute a mille regole ed eccezioni, piena di strutture grammaticali, verbi irregolari e concordanze da rispettare. Tutto ciò diventa particolarmente evidente quando accogliamo in classe alunni stranieri o italiani bilingui.
Nel corso degli anni abbiamo sperimentato come l’apprendimento della letto-scrittura sia un processo che necessita di tanto allenamento e di periodici ripassi delle particolarità e delle regole. L’uso della QU in alternativa a CU e CQU è uno di questi casti casi: abbiamo una regola base e, accanto, le eccezioni che comportano la memorizzazione di una o più liste di parole.
Solo l’esercizio e l’esposizione consentono di rendere tutto ciò un semplice automatismo.
Ripassare la “QU” secondo la nostra esperienza
Per la nostra classe, abbiamo prima ripassato il prerequisito fondamentale che consiste nel distinguere consonanti e vocali; poi abbiamo proposto un semplice testo, da noi appositamente creato, con alcune parole da completare che seguissero la regola della QU.
L’obiettivo era quello di mantenere l’attenzione ma anche di rendere il compito più divertente. Lo stampato maiuscolo è stato scelto per favorire l’inclusività. Abbiamo anche suggerito una strategia: “guarda la parola da completare e metti il puntino rosso se dopo i trattini c’è una vocale o il puntino blu se c’è una consonante”.

Ad alunne e alunni è stato concesso tutto il tempo di cui avevano bisogno: ognuno di loro, una volta terminato il compito, è venuto alla cattedra per la correzione, poi è tornato al posto per copiare le parole completate nel testo e illustrare la storia con un bel disegno.
La stessa attività, con brevi testi creati ad hoc può essere utilizzata per tutti i digrammi presentati, per le coppie minime (es. “ci-ce”, “chi-che” e così via) o i suoni simili.
Sono attività semplici da realizzare e da svolgere, ma richiedono però un livello importante di attenzione.
Questo è un modo di creare una routine che regala a bambine e bambini un rassicurante senso di auto-efficacia, in quanto riconoscono una consegna a loro nota; inoltre, restando nella loro zona prossimale di sviluppo, riusciamo a preservare e incrementare l’autostima di tutti.

La correzione alla lavagna e l’auto-correzione
Ogni volta che ci è possibile, dopo un esercizio svolto individualmente, chiediamo a bambine e bambini di autocorreggersi e confrontarsi a coppie; suggeriamo loro di decidere, in caso di differenze, chi abbia sbagliato prima di procedere all’autocorrezione.
Questa attività dà per scontato che ci siano degli errori da correggere, legittima l’errore e invita i bambini ad accettarlo come parte del percorso di apprendimento. La discussione è un invito a non dare per scontato che l’altro abbia sempre ragione: prima di cancellare è necessario capire perché quella certa risposta era errata. Solo così diventa chiaro il messaggio che è possibile imparare dai propri errori.
Dopo questo passaggio a coppie, proponiamo la correzione alla lavagna e chiediamo a ciascuno di spiegarci il motivo della risposta/scelta.
A chiusura dell’attività, saranno loro stessi a valutare il proprio operato, con un voto, con un giudizio sintetico, o magari con un’icona delle emozioni.




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