Il blog di didattica per la scuola primaria

Il mio incontro con il Metodo Fogliarini

Vi proponiamo la testimonianza di Arianna Adipietro, una docente di Roma che ha scelto di adottare il Metodo Fogliarini. Dal timore iniziale all’entusiasmo che ha coinvolto tutta la classe

La vita umana e professionale è costellata di incontri. Tra questi, a volte, ne capitano alcuni che lasciano un indelebile segno dentro di noi, che ci aprono ad uno sguardo nuovo sulla realtà e ci fanno comprendere che da quel momento qualcosa inevitabilmente cambierà. 

Questo mi è successo con il Metodo Fogliarini.

L’esperienza di Maria Concetta Messina

Pur essendo figlia e nipote di maestre non ne avevo mai sentito parlare prima di conoscere Maria Concetta Messina. Credo che sia stato uno dei primi argomenti di cui lei mi abbia parlato, raccontandomi delle sue esperienze didattiche, in una delle tante chiacchierate in cui nacque la nostra amicizia, circa 17 anni fa.

Rimasi subito colpita dai lavori che mi mostrava nei quaderni dei suoi alunni e dall’aspetto ordinato, colorato e moderno, del rammentatore e dei poster appesi nella sua aula.

Il mio primo utilizzo del Metodo           

Credo di aver compreso a pieno la bellezza e la versatilità del Metodo Fogliarini solo nel 2014, quando ho avuto l’opportunità di utilizzarlo per la prima volta in una classe prima. Si trattava di un nuovo inizio per entrambe: Concetta infatti, nel frattempo, era diventata una dirigente scolastica.

Ricordo che ero piena di dubbi e non mi sentivo per nulla all’altezza di questo compito, ma la fiducia e l’incoraggiamento della mia amica mi convinsero ad andare avanti: Non ti preoccupare– mi disse– il metodo ti guiderà…farà tutto lui!

Durante quelle vacanze estive colorai il rammentatore murale e i poster. A settembre la famosa magia di cui parlava Concetta si sprigionò dalla scatola dei miei materiali, generando nei bambini e in me degli effetti insperati.

La lettura collettiva

I miei alunni aspettavano ogni giorno con curiosità la routine della lettura collettiva iniziale del rammentatore ed imparavano a familiarizzarvi; oltretutto questa routine li amalgamava come classe e li calmava. Non c’era più bisogno di ripetere loro innumerevoli volte di star seduti, lo facevano spontaneamente, con gli occhietti puntati verso l’alto, per scoprire in quale modo avremmo letto quel giorno: prima la striscia gialla, poi la striscia blu, in orizzontale, in verticale, da destra a sinistra, da sinistra a destra e infine diventando a loro volta maestri per un giorno, “direttori d’orchestra” della lettura.

La lettura individuale

Un altro momento molto atteso era quello della lettura della scheda individuale, che avveniva subito dopo aver lavorato sul quaderno: leggerla bene e ottenere la scheda successiva era un vero trionfo per ogni bambino e pura gioia per me, che constatavo come dei segni all’inizio incomprensibili si svelavano con fluidità e senza fatica nelle loro menti. Gli alunni intuivano senza alcuna difficoltà, aiutati da disegni e colori, le somiglianze fra i caratteri in corsivo con quelli in stampato minuscolo o maiuscolo.

Parole sul rammentatore

Il metodo si è inoltre rivelato utilissimo per l’apprendimento della scrittura. La sua bellezza in questo sta nel consentire alla classe di costruire sin dall’inizio parole di senso compiuto, senza perdere tempo con grafemi presentati isolatamente. Dopo i primi tentativi, forse ispirandomi alla struttura delle schede stesse, mi è venuta l’idea di procedere per argomenti. Così ogni giorno, anche stimolata dalle conversazioni che avvenivano in classe o dalle attività che svolgevamo in altri momenti, scrivevamo, con l’aiuto del rammentatore individuale e di quello murale, tutte le parole ad esse collegate: le parole del compleanno, gli animali domestici, gli animali selvatici, le parole dell’autunno, gli indumenti che si indossano quando arriva il freddo…

Sempre più autonomi e propositivi

Tutti impararono senza sforzo e divertendosi, in un grande gioco di squadra che assecondava le specificità di ciascuno: chi aveva un ritmo di apprendimento più veloce poteva procedere più rapidamente, senza annoiarsi, chi aveva qualche piccola difficoltà poteva muoversi più lentamente e per tappe senza per questo sentirsi escluso o diverso, nella consapevolezza che tutti prima o poi sarebbero arrivati al traguardo finale: leggere tutte, ma proprio tutte, le 80 schede del metodo.

L’entusiasmo di imparare

L’entusiasmo ci  accomunava: un  giorno un alunno mi chiese perfino dove poter acquistare un rammentatore come quello che avevamo in classe, per appenderlo nella sua cameretta.

La scelta di ripetere l’esperienza

Il successo del metodo mi ha portato a riproporre il Metodo Fogliarini anche nella nuova classe prima, dopo cinque anni.

Anche questa volta, con una classe completamente diversa e in un anno scolastico reso complicato dalla pandemia, ho ottenuto i medesimi risultati. Ho sperimentato cose nuove come l’uso della plastilina per scrivere i nomi dei bambini con i vari “pezzettini”.

Le loro prime frasi

Ho provato nuove emozioni, come la gioia di vedere che un bambino particolarmente vivace e con pochissima autostima è riuscito a trovare i pezzettini per scrivere sul retro di una delle schede appena lette: “Mamma, sono felice, ti voglio bene“.

Tutti comunque, ma proprio tutti, a Natale hanno scritto in autonomia una letterina ai genitori, anche di una sola frase, aiutati dalla magica tastiera del rammentatore.

Dopo cinque anni, ancora una volta, l’incontro con il Metodo Fogliarini aveva cambiato anche loro.

Condividi


Precedente:
Successivo:

Autore / autori


Articoli simili

Educazione finanziaria a scuola
Bambina con salvadanaio
Che cosa possiamo imparare dallo sport?
Bambini disegnano cerchi olimpici a scuola
STEM e pensiero computazionale
STEM bambino bambina