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Maestra, mi copia!

«Maestra, mi copia!». Se venisse scritto un libro con le frasi idiomatiche del lessico scolastico, questa sarebbe una delle più popolari assieme ai «Non ho capito», «Posso andare in bagno?» e «Non ho la penna».

Maestra, mi copia

Appena si diventa alunni, una delle prime cose che si impara senza che nessuno le insegni è il non farsi copiare. I bambini difendono il proprio operato (quaderno, eserciziario, album da disegno…) dalle incursioni dei compagni e spesso, anziché chiamare in soccorso l’adulto, si adoperano in autonomia con mezzi occasionali.

Il caso più frequente è quello di frapporre una barriera di astucci tra una postazione e l’altra per impedire che anche la più innocua sbirciatina altrui trovi un varco. In assenza di astucci, l’istinto di salvaguardia fa assumere ai bambini pose da contorsionisti che vanno dalla semplice copertura del foglio con la mano “a coppetta” al più articolato sdraiarsi e fare scudo completo sul quaderno. 

Pratica consolidata

La cosa più curiosa mi accadde però qualche anno fa. In occasione dell’incarico da presidente dell’Esame di Stato in una scuola secondaria di primo grado, il giorno della prova Invalsi (che allora costituiva parte dell’esame), fu una professoressa a innalzare con delle cartelline di cartone dei separatori verticali tra un alunno e l’altro per impedire che copiassero tra loro.

A stupirmi maggiormente non fu tanto la cosa in sé, quanto il fatto che la pratica fosse consolidata da anni e soprattutto accettata passivamente da tutti.

Quei ragazzi mi fecero molta tenerezza, allora, quanta me ne fanno ancora sia i bambini che vorrebbero copiare, sia quelli che glielo impediscono.

Quest’anno ho avuto il privilegio di insegnare qualche ora a settimana in due classi prime e puntualmente la questione si è riaffacciata: «Maestra, mi copia!».

Mi limitavo a smontare le barriere risistemando gli oggetti al loro posto e a rispondere: «Non ti preoccupare, se ti copia è perché sa che sei molto bravo/a. È una cosa bella».

Sino a quando, un giorno, la maestra Albina, una delle due insegnanti con cui ho lavorato, è venuta in ulteriore soccorso con una frase che ho trovato geniale: «Che vuol dire mi copia bambini? Vedete che anche la maestra Albina cerca sempre di fare i disegni come la maestra Concetta? Le piacciono i suoi disegni e cerca di fare come lei!».

Mitica Albina! Mi ha dato lo spunto per aggiungere: «Le maestre vi fanno vedere sempre i lavori fatti bene dai compagni proprio perché tutti diventiate bravi».

Copiare sinonimo di imitare

In quel momento ho capito di aver trovato la chiave. La chiave è che a scuola si impara “assieme” e non possiamo mostrare i disegni creativi di Rebecca ai compagni, complimentarci con Lin per la sua lettura spedita, applaudire Daniele quando batte tutti nella corsa e poi avallare il discorso dei divisori tra i banchi.

I buoni risultati, gli sforzi, l’impegno e i successi di ciascuno in classe si condividono con la classe non solo per gratificarne di volta in volta gli autori, ma anche per invitare gli altri a fare altrettanto. Ad imitare.

Teorie  sempre in voga come lo scaffolding , il tutoring o il cooperative learning non avrebbero senso senza il “traino” dei propri pari, dei compagni con cui si convive e si costruisce il sapere giorno dopo giorno.

A scuola bisogna smontare sin dalle prime classi ogni forma di individualismo e di competitività e promuovere invece l’emulazione, la generosità, la condivisione.

D’altra parte facciamo leggere brani d’autore perché i bambini ne imitino gli stratagemmi stilistici, mostriamo i dipinti degli artisti perché  ne riproducano le tecniche, facciamo ascoltare le lingue straniere perché se ne duplichino parole e suoni.

Certo bisogna far capire che imitare non è scimmiottare, ma fare propri gli insegnamenti, che il semplice copiare privo di consapevolezza è inutile, non aiuta a migliorare, a progredire.

Atto di fede

Mi si obietterà che a scuola gli insegnanti devono verificare e valutare ciò che i bambini sanno realmente fare da soli, che i genitori a casa si devono render conto di quanto sia effettivamente farina del sacco dei figli. 

Eppure a scuola gli alunni per noi sono un libro aperto: ne conosciamo perfettamente limiti e capacità, ne prevediamo difficoltà e ostacoli, ne anticipiamo questioni e risposte: non sono solo i quaderni a farci capire come stanno le cose. E per quanto riguarda i genitori ci sono tanti modi per comunicare con loro e di sicuro non è un astuccio-barriera che risolverà il problema.  

Ho sempre pensato che copiare sia il più grande atto di fede che gli alunni fanno nei confronti di altri che reputano più bravi. Copiare è fidarsi e affidarsi.

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