Halloween a scuola: origini, privacy e… coding!

Zucche, maschere e racconti di paura possono diventare occasioni per conoscere tradizioni, parlare di emozioni e imparare a rispettare gli altri. Anche quando scattiamo una fotografia.

Una zucca alla finestra, un fantasma di carta, una storia da ascoltare con il fiato sospeso: con l’arrivo di Halloween l’immaginazione entra in classe. Ma da dove nasce questa ricorrenza? E come possiamo trasformarla in un’esperienza educativa che unisca curiosità, creatività e attenzione ai bambini?

Halloween a scuola: origini, privacy e... coding!

Le origini di Halloween: una storia che attraversa i secoli

Halloween si celebra il 31 ottobre e nasce dall’intreccio di tradizioni diverse. Tra le sue radici viene generalmente ricordato il Samhain, una festa del mondo celtico legata alla conclusione dei raccolti e all’ingresso nella stagione invernale. Nelle credenze associate a questo passaggio dell’anno, il mondo dei vivi e quello degli spiriti potevano avvicinarsi.

A queste tradizioni si sono sovrapposte, nel tempo, quelle cristiane. Il nome Halloween deriva da All Hallows’ Eve, cioè “vigilia di Ognissanti”, la festività del 1° novembre. È quindi il risultato di una lunga trasformazione culturale, con usanze che hanno assunto significati differenti nei secoli.

Anche la zucca illuminata ha una storia curiosa: in Irlanda si intagliavano rape, associate alla leggenda di Jack (v. Jack-o’-lantern), un personaggio condannato a vagare con una lanterna. Le origini del “dolcetto o scherzetto” sono invece discusse: tra i possibili antecedenti figurano usanze in cui si visitavano le case ricevendo cibo in cambio di preghiere, canti o piccole esibizioni.

In classe: conoscere, raccontare, confrontare

Partire da queste origini permette di andare oltre le decorazioni e di proporre un piccolo percorso interdisciplinare.

In Italiano possiamo inventare una storia con un fantasma timido o una strega che ha paura del buio. In Inglese possiamo esplorare parole e semplici espressioni legate alla ricorrenza. In Arte e immagine possiamo costruire personaggi con carta e materiali di recupero.

Volendo, possiamo anche chiedere ai bambini di raccogliere, con l’aiuto delle famiglie, racconti e usanze del proprio territorio legati all’autunno e al ricordo dei defunti. Il confronto aiuta a scoprire somiglianze e differenze, senza presentare tradizioni diverse come se fossero tutte uguali (come in parte accennato in questo articolo).

Conoscere una festa non significa doverla celebrare tutti nello stesso modo. Una proposta inclusiva lascia spazio alle sensibilità familiari e offre modalità diverse di partecipazione.

Giocare con la paura, rispettando le emozioni

Un mostro buffo può diventare il protagonista di una conversazione: che cosa ci spaventa? Che cosa ci aiuta a sentirci al sicuro? A chi possiamo chiedere aiuto?

Ogni bambino deve poter scegliere quanto avvicinarsi al gioco della paura. Evitiamo scherzi che umiliano, immagini troppo impressionanti o situazioni in cui qualcuno si senta obbligato a dimostrare coraggio.

Un’attività semplice consiste nel disegnare un personaggio “pauroso” e poi trasformarlo aggiungendo un particolare divertente: il ragno indossa le pantofole, il fantasma inciampa nel lenzuolo, il mostro cerca il suo peluche.

Foto in maschera: il richiamo del Garante

Alla festa si accompagna spesso il desiderio di fotografare e condividere. Proprio a questo tema il Garante per la protezione dei dati personali dedica il vademecum per Halloween, richiamando l’attenzione sulla diffusione delle immagini dei minori.

Le fotografie pubblicate possono essere scaricate, riutilizzate e restare online a lungo. L’Autorità invita a evitarne la pubblicazione o, se si decide di condividerle, a limitarne la visibilità e rendere irriconoscibili i volti. La cautela vale anche nelle chat, dove immagini e video possono essere inoltrati. Il documento richiama inoltre l’attenzione su offerte ingannevoli, messaggi sospetti e false notifiche di consegna.

Per raccontare un laboratorio possiamo scegliere di fotografare i lavori realizzati, le decorazioni e gli allestimenti. Il percorso didattico può emergere attraverso un cartellone, una raccolta di racconti o una galleria dei personaggi inventati.

Un piccolo laboratorio di cittadinanza digitale

Prepariamo alcune situazioni immaginarie: qualcuno vuole pubblicare la foto di un compagno; arriva un messaggio che promette qualche tipo di regalo di Hallowenn cliccando su un collegamento; un video imbarazzante viene condiviso nel gruppo.

Chiediamo: “Come ti sentiresti? Che cosa controlleresti? A quale adulto chiederesti aiuto?”.

Possiamo raccogliere le risposte in un cartellone dal titolo I nostri superpoteri digitali: fermarsi, chiedere, controllare, rispettare.

Halloween diventa così un’occasione per allenare una cura concreta: quella per le emozioni, le immagini e le scelte delle altre persone.

Coding: colora la zucca con Scratch

La creatività può passare anche attraverso la programmazione. Il progetto Colora la Zucca con Scratch di Andrea Ferraresso offre uno spunto per collegare Halloween al coding e al pensiero computazionale.

Possiamo proporre un percorso in tre momenti: esplorare, osservare e modificare. Prima lasciamo che i bambini provino il progetto; poi, attraverso il pulsante “Guarda dentro”, li accompagniamo alla scoperta dei blocchi che ne regolano il funzionamento.

Alcune domande possono guidare l’esplorazione: che cosa succede quando interagiamo con il progetto? Quali istruzioni producono i cambiamenti che vediamo? Che cosa pensiamo accadrà modificando un blocco? Invitiamo i bambini a formulare un’ipotesi, verificarla e raccontare il risultato.

Il passo successivo è una piccola sfida creativa: progettare una propria variante, scegliendo un dettaglio da cambiare o una nuova funzione da aggiungere. Prima di programmare, possiamo disegnare l’idea e descrivere a parole la sequenza delle azioni necessarie. Lavorando a coppie, i bambini possono alternarsi tra chi usa il dispositivo e chi osserva e suggerisce.

L’obiettivo è comprendere il rapporto tra istruzioni e risultati, sperimentare e correggere gli errori. Anche una zucca può diventare un laboratorio in cui imparare a ragionare insieme!

L’attività si collega inoltre alla cittadinanza digitale: se documentiamo o condividiamo il lavoro, valorizziamo il progetto e il procedimento seguito, evitando di inserire nomi completi, fotografie o altre informazioni personali dei bambini.

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