Fake news? Come verificare le informazioni

Nell’era digitale, saper distinguere tra informazioni vere e false è una competenza fondamentale. Le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica sottolineano l’importanza di insegnare già nella scuola primaria a ricercare in rete informazioni, valutandone l’affidabilità.

Nelle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, al punto riguardante il traguardo per le competenze n. 10 si parla di «ricercare in rete semplici informazioni, distinguendo dati veri e falsi» e anche di «riconoscere semplici fonti di informazioni digitali», almeno per quanto riguarda la scuola primaria.

L’ obiettivo di fondo, dunque, è quello di sviluppare la capacità di accedere alle informazioni, alle fonti e ai contenuti digitali, in modo critico, responsabile e consapevole. 

Un concetto che troviamo, in maniera più estesa, anche nella Raccomandazione del Consiglio europeo, del 22 maggio 2018, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente.

La competenza alfabetica funzionale, infatti, comprende «la capacità di distinguere e utilizzare fonti di diverso tipo, di cercare, raccogliere ed elaborare informazioni, […] il pensiero critico e la capacità di valutare informazioni e di servirsene».

Motori di ricerca per verificare le informazioni

Nel mondo digitale, i motori di ricerca rivestono un ruolo fondamentale. Ne abbiamo parlato anche in questo articolo.

Tutti utilizziamo i motori di ricerca, spesso in maniera piuttosto “semplice”, ma è importate provare a usare anche le opzioni avanzate. In Google sono raggiungibili cliccando su “Strumenti” (Figura 1).

Figura 1

Così facendo, possiamo più facilmente ricavare le fonti di una notizia, che poi andremo a confrontare. Mai fermarsi alla prima informazione trovata, ma cercare conferme in più fonti indipendenti tra di loro!

Queste considerazioni non valgono solo per i testi. Anche per una fotografia, se non ci convince, possiamo usare la ricerca tramite immagine di Google (oppure Google Lens) per verificarne l’origine e l’autenticità (Figura 2).

Figura 2

Questo strumento ci permette di:

  • trovare l’immagine originale e vedere se e dove è stata pubblicata in precedenza;
  • verificare se è stata modificata o manipolata, confrontandola con eventuali altre versioni;
  • scoprire se è stata usata fuori contesto, verificando la data e il luogo delle pubblicazioni precedenti;
  • individuare eventuali notizie false che usano immagini vecchie o decontestualizzate.

La stessa applicazione può essere utile per verificare se un’immagine è un deepfake. Pensiamo, per esempio, di dover verificare l’autenticità di una fotografia che ritrae alcune persone famose presenti ad un evento. È improbabile che ne esista un’unica fotografia, giusto?

Intelligenza artificiale generativa per verificare le informazioni

Sistemi di IA come ChatGPT possono aiutarci a verificare le informazioni in questi modi:

  • fornendo un contesto generale (per esempio spiegando concetti o eventi storici), in questo caso facciamo attenzione alla data di aggiornamento dell’IA che stiamo utilizzando;
  • suggerendo metodi per analizzare e valutare una fonte (per esempio fornendoci i nomi di servizi di fact-checking);
  • analizzando la credibilità di una notizia (aiutandoci a riconoscere bias, clickbait ecc.);
  • in alcuni casi, facendo ricerche online per trovare informazioni più recenti.

Bufale, fake news o…?

Quando si tratta verificare le informazioni, due termini molto utilizzati a livello giornalistico, ma anche nei programma dei corsi di aggiornamento per docenti, sono bufala e fake news. Ma che cosa significano di preciso?

Non si tratta esattamente di due sinonimi. Generalmente, con “bufala” (in inglese hoax) si intende una notizia falsa creata ad arte, allo scopo di disinformare. “Fake news”, invece, è una locuzione ormai fuorviante, perché può indicare una notizia parzialmente o totalmente falsa creata per errore, oppure distorta durante la sua diffusione ecc. Un interessante approfondimento in merito si trova su Wikipedia.

Nel rapporto Information disorder: Toward an interdisciplinary framework for research and policy making, pubblicato nel 2017 dal Consiglio europeo, possiamo leggere che «in questo report ci asteniamo dall’usare il termine “fake news” per due motivi. Primo, perché è inadeguato a descrivere i complessi fenomeni di inquinamento delle informazioni. Inoltre, il termine ha anche ha iniziato ad essere utilizzato dai politici di tutto il mondo per descrivere le organizzazioni di notizie la cui copertura viene trovata da essi sgradevole. In questo modo, sta diventando un meccanismo mediante il quale il potente può reprimere, limitare, minare e aggirare la libertà di stampa».

Quali termini dovremmo utilizzare, allora? Una valida opzione è la locuzione information disorder (in italiano disturbo dell’informazione), che comprende tre fenomeni:

  • misinformazione, quando vengono condivise involontariamente informazioni false, senza che si intenda arrecare alcun danno;
  • disinformazione, quando vengono condivise consapevolmente informazioni false, per causare danni;
  • mala-informazione, quando informazioni vere vengono condivise per causare danni, spesso diffondendo pubblicamente informazioni nate per essere private.

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