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Parole sullo schermo: creare una webapp didattica partendo da un semplice prompt

Un po’ alla volta sempre più insegnanti si avvicinano all’intelligenza artificiale non solo per trovare idee, ma anche per creare strumenti concreti per la classe. “Parole sullo schermo” è un buon esempio: una semplice webapp pensata per visualizzare parole su una digital board. Ma ci si può fidare?

Parole sullo schermo: creare una webapp didattica partendo da un semplice prompt

Dal bisogno al primo prototipo

“Parole sullo schermo” nasce da un’esigenza chiara: «Voglio un’app per la digital board in cui scrivo una parola e questa appare grande al centro dello schermo».

Possiamo usare questa richiesta direttamente come prompt in un sistema di intelligenza artificiale generativa. È probabile, però, che così si ottenga un codice informatico troppo complesso da utilizzare.

È consigliabile fornire qualche istruzione “tecnica” in più, come in questo caso:

«Voglio una webapp (unica pagine HTML5) chiamata “parole sullo schermo”, che consenta a una maestra (o a un maestro) di visualizzare parole scelte sullo schermo di una digital board. Sulla parte sotto dell’app c’è un campo in cui si può digitare la parola, che poi viene visualizzata in grande, centrata sullo schermo».

Questo primo prototipo è già funzionante (Figura 1).

Sillabazione "Missione"
Figura 1

Migliorare passo dopo passo

Il tasto “Mostra” risulta però inutile, visto che si può mostrare la parola mano a mano che viene digitata.

Servirebbero, invece:

  • un tasto per cancellare;
  • due tasti +/- per regolare la grandezza del font.

Si può scegliere di lavorare a prompt successivi (o, meglio, prompt “concatenati”). Quindi:

«Rimuovi il tasto “Mostra”. La parola viene visualizzata mentre viene digitata».

«Inserisci il tasto “Cancella”, che cancella la parola digitata».

«Inserisci due tasti “+” e “-” per regolare la grandezza del font».

Il risultato è perfettamente funzionante (Figura 2).

Aggiunta tasti Cancella, A+, A-
Figura 2

A questo punto si può pensare di aggiungere una funziona di sillabazione:

«Inserisci un tasto “Sillaba” che divide la parola in sillabe secondo le regole della lingua italiana.

Apparentemente, funziona (Figura 3).

Nuova sillabazione di mis-sio-ne
Figura 3

Il punto è che noi non abbiamo fornito alcuna regola di sillabazione. Quindi non sappiamo da quale algoritmo di sillabazione l’intelligenza artificiale abbia poi implementato il codice JavaScript dell’app (di cui in Figura 4 riportiamo un frammento).

Frammento di codice JavaScript di sillabazione
Figura 4

Per essere sicuri che sia tutto corretto dobbiamo provare con un termine complesso. Il risultato ci lascia dei dubbi (Figura 5).

Sillabazione errata
Figura 5

Dubbio che una ricerca online potrebbe non dissipare (Figura 6).

Ricerca in Gemini su come sillabare parole complesse
Figura 6

Eliminare gli errori (debugging)

Per curiosità, proviamo qualche sito web “storico” di sillabazione. Vediamo un risultato ancora diverso (Figura 7). Possiamo pensare (ma siamo nel campo delle ipotesi, ovviamente) che l’intelligenza artificiale che stiamo usando sia stata addestrata con algoritmi sbagliati e che quindi… sbagli!

Sillabazione errata di sito web
Figura 7

Proviamo a mostrarle l’errore, che in effetti riconosce (Figura 8).

Figura 8

Proviamo a sistemare le cose con questo prompt:

«Migliora l’algoritmo, in maniera che sia corretto anche con parole complesse come questa».

Testiamo la nuova versione della nostra app (Figura 9).

Sillabazione corretta a schermo
Figura 9


In alternativa, avremmo potuto reperire un algoritmo per la sillabazione in lingua italiana (tratto da una fonte sicura, chiaramente) e fornirlo all’intelligenza artificiale chiedendo di implementarlo nella nostra app.

Testare la webapp

Questa è l’ultima versione della webapp prodotta dall’intelligenza artificiale. Si tratta di una versione di prova, per sole finalità di testing.

Conclusioni

L’esperienza dimostra che oggi un docente può trasformarsi in progettista di strumenti digitali personalizzati senza possedere competenze di programmazione.

Il vero cambiamento risiede nella possibilità di non limitarsi a usare software standard, ma di costruire applicazioni “su misura” per le specifiche necessità della propria classe.

Poiché l’intelligenza artificiale può commettere errori (come dimostrato con l’algoritmo di sillabazione), il ruolo del docente rimane centrale nel testare, verificare e correggere i risultati per garantirne la validità didattica.

Il processo suggerito, inoltre, non è immediato ma ciclico, basato sulla sequenza: pensare un’idea chiara, formulare un prompt semplice, testare il risultato e migliorare passo dopo passo.

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