Nel 2026 ricorrono i duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, figura centrale della letteratura italiana per l’infanzia e protagonista della vita culturale e politica dell’Ottocento. Scrittore, giornalista e intellettuale impegnato, Collodi ha lasciato un segno profondo non solo nella narrativa per ragazzi, ma anche nella storia culturale del nostro Paese.

Chi era Carlo Collodi
Nato a Firenze il 24 novembre 1826 con il nome di Carlo Lorenzini, Carlo Collodi crebbe in una famiglia modesta. Frequentò le scuole elementari a Collodi, paese d’origine della madre da cui trasse il suo celebre pseudonimo, e proseguì poi gli studi a Firenze. Divenne giornalista e scrittore, partecipò attivamente alla vivace vita culturale e politica del suo tempo e prese parte alle battaglie per l’indipendenza in un’Italia ancora divisa in molti regni.
Nel 1875 tradusse le fiabe di Charles Perrault, avvicinandosi progressivamente alla letteratura per l’infanzia. Nel 1881 iniziò a pubblicare a puntate sul “Giornale per i bambini” la sua opera più celebre, poi raccolta nel 1883 con il titolo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino.
Morì nel 1890 a Firenze, lasciando un’eredità letteraria ancora oggi viva e universale.
Le avventure di Pinocchio, un classico senza tempo
Pubblicato inizialmente a puntate sul Giornale per i bambini con il titolo La storia di un burattino, il romanzo conquistò subito il pubblico. Il finale originariamente tragico suscitò però forti reazioni, inducendo l’autore a riscriverlo: nacque così il celebre lieto fine in cui il protagonista si trasforma in “un ragazzino perbene”. Nel 1883 l’opera uscì in volume unico con il titolo definitivo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino.

Più che un semplice libro per l’infanzia, si tratta di un racconto di formazione universale, capace di parlare a lettrici e lettori di ogni età e epoca. Pinocchio è un personaggio profondamente umano: impulsivo, curioso, ingenuo, facilmente influenzabile. Proprio attraverso i suoi errori compie un percorso di crescita che riflette quello di ogni individuo. Attorno a lui ruota un mondo tra realtà e fantasia, animato da figure indimenticabili come Geppetto e Fata Turchina, che accompagnano il protagonista nel suo cammino di scoperta e maturazione.
Il successo dell’opera ha superato ogni confine e ogni epoca: tradotta in oltre 200 lingue, è tra i libri più letti in tutto il mondo.
Ha ispirato numerosi adattamenti teatrali e cinematografici. Tra questi spicca il celebre film d’animazione Pinocchio della Walt Disney che, uscito nel 1940, durante la Seconda guerra mondiale, inizialmente non riscosse grande successo. Fu solo negli anni successivi che venne apprezzato, fino a diventare uno dei classici più amati, capace di conquistare generazioni e generazioni di spettatrici e spettatori. Il film ottenne anche un importante riconoscimento internazionale, vincendo due Premi Oscar: per la migliore colonna sonora e per la migliore canzone.
Curiosità e differenze rispetto all’immaginario comune
Il testo originale presenta alcune differenze significative rispetto alle versioni più note.
Nel testo originale, per esempio, Pinocchio e Geppetto non vengono inghiottiti da una balena come nel film della Disney, bensì da un pescecane, rendendo l’episodio più cupo e drammatico.
Anche l’aspetto del protagonista è meno definito di quanto si pensi: Collodi non offre una descrizione dettagliata dell’abbigliamento di Pinocchio; lo presenta semplicemente con «un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza d’albero e un berrettino di midolla di pane». Tuttavia, fin dalle prime edizioni, gli illustratori contribuirono a fissarne un’immagine precisa: quella, ormai iconica, del burattino con pantaloni lunghi fino al ginocchio. È proprio da questa rappresentazione, consolidata nel tempo, che nasce il termine “pinocchietti”, oggi utilizzato per indicare pantaloni di lunghezza intermedia. Questo è un esempio significativo di come l’immaginario visivo possa influenzare il linguaggio e talvolta imporsi più del testo originale.
Celeberrima è l’idea del naso che si allunga quando Pinocchio dice una bugia: un’intuizione narrativa geniale ed efficace che rende immediatamente visibile il concetto di menzogna, tanto da entrare nel linguaggio comune: l’espressione “Se dici una bugia ti si allunga il naso” è diventata familiare a tutti.
Infine, una curiosità linguistica. Sebbene Collodi definisca Pinocchio un “burattino”, secondo la distinzione moderna sarebbe più corretto parlare di marionetta. Oggi, infatti, il termine “burattino” si usa per indicare un pupazzo manovrato dal basso con la mano, inserita in un corpo di stoffa, mentre con “marionetta” una figura, di solito in legno, animata dall’alto tramite fili. Tuttavia, all’epoca queste distinzioni non erano così nette: il termine “burattino” era quello più diffuso, mentre “marionetta” risultava meno comune e persino poco elegante. È anche per questo che, ancora oggi, Pinocchio continua a essere universalmente conosciuto come un burattino.
La Fondazione Nazionale Carlo Collodi
Con lo scopo di diffondere e far conoscere l’opera dello scrittore, nel 1962 è nata la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, con sede a Collodi, nel comune di Pescia in provincia di Pistoia. Proprio qui si trova il celebre Parco di Pinocchio, un luogo immersivo che unisce arte, letteratura e fantasia attraverso sculture e installazioni dedicate al burattino più famoso del mondo.
Nel borgo è presente la statua di Pinocchio più alta del mondo, di circa 16 metri, realizzata interamente in legno (con i piedi in cemento): un simbolo non solo del personaggio, ma anche dei valori che rappresenta.

Sotto il cappello della statua è custodita una copia della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, a testimonianza di come Pinocchio sia diventato, nel tempo, un vero ambasciatore dei diritti dei bambini.
Un’eredità educativa ancora attuale
Il successo di Pinocchio risiede nella sua straordinaria capacità di parlare a generazioni diverse. Attraverso una narrazione solo in apparenza semplice, l’opera affronta temi universali: la possibilità di sbagliare, cambiare, crescere e diventare migliori.
Per questo motivo, l’opera di Collodi rappresenta ancora oggi uno strumento prezioso in ambito didattico.




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