Quando si lascia una classe, perché si cambia ambito di insegnamento, perché si cambia scuola o perché si cambia vita, il distacco da alunne e alunni è sempre un piccolo trauma. Ma quando si lascia una quinta è tutta un’altra storia.

I bambini e le bambine di quinta non sono come tutti gli altri alunni, sono i più grandi della scuola.
E questo porta con sé una serie di cambiamenti che li contraddistingue. Innanzitutto sono diventati critici: non bastano più con loro delle semplici risposte alle domande che costellano innumerevoli la vita scolastica, ma ogni cosa deve essere presentata con ampie argomentazioni e motivazioni; sono autonomi e capaci di organizzarsi con spirito di iniziativa.
Sono puntuali e ficcanti, spesso polemici. Salvo rare eccezioni, i bambini e le bambine di quinta sono affidabili. Finalmente colgono l’umorismo nelle frasi e non prendono tutto alla lettera. Per loro, noi maestre non siamo più delle belle principesse di un reame incantato, ma ora individuano i nostri punti deboli, le nostre vulnerabilità, in una parola i nostri difetti. Parlare con i bambini e le bambine di quinta è un sollievo, perché con loro si può ragionare in modo sottile, articolato, complesso. I loro alterchi sono stimolanti perché anche tra loro ormai argomentano, difendono posizioni, contestano, definiscono, dubitano.
Dopo cinque anni
Tutto questo se si entrasse all’improvviso in una classe quinta. Quando però in quinta ci si arriva dopo cinque anni di frequentazione quotidiana, oltre alle caratteristiche tipiche delle bambine e dei bambini di dieci anni che possono essere fotografate da qualsiasi osservatore occasionale, la questione è molto più complessa perché siamo stati testimoni del percorso di ciascuno. Avere a che fare con bambine e bambini di prima elementare e vederli arrivare in quinta, significa essere coprotagonisti di un ciclo unico di crescita evolutiva.
Significa assistere ad un cammino così particolare al termine del quale vi sono una profonda confidenza e una conoscenza capillare ed esclusiva dei bambini che hai di fronte. Li conosci uno ad uno negli aspetti di forza e di maggiore fragilità, li conosci a livello cognitivo e ne previeni i successi e le eventuali cadute. Ne distingui le minime sfumature a livello caratteriale.
Fisionomia di una classe
Inoltre, un altro aspetto da considerare, quando si arriva in quinta a partire dalla prima, è che i bambini e le bambine non sono delle monadi ma sono da sempre inseriti in un contesto collettivo mobile, quale quello della classe, anch’esso con una personalità e una fisionomia specifica.
Nel gruppo classe si creano legami che spesso dureranno tutta la vita, si cristallizzano dinamiche che determinano il clima e la connotazione di quel micro ambiente sociale. Un insegnante percepisce benissimo il funzionamento di un gruppo rispetto ad un altro e questo perché non è solo il singolo bambino o la singola bambina ad avere il suo carattere particolare ma anche il contesto nel quale egli o ella si muove.
Per tutta questa serie di considerazioni, lasciare una quinta dopo cinque anni, presuppone tutto un lungo periodo di pre-commiato che a scuola inizia più o meno al termine del primo quadrimestre. Si comincia a percepire nell’aria l’incombente incedere del mese di settembre che li vedrà varcare la soglia della prima media. Le attività che si svolgono in classe in quest’ultimo periodo di scuola hanno un sapore di viatico, si annunciano conclusive, ricapitolative. Il passaggio di testimone si avverte ogni giorno che passa e la nostra mente è già proiettata altrove.
Questi ragazzini e queste ragazzine sono stati i nostri compagni per un ciclo significativo, e ora che stanno per andare non sembra quasi possibile che tutto stia per finire.
La chiusura di un cerchio
Per ogni insegnante lasciare una quinta è chiudere un cerchio con un misto di dolore e chimera, con la consapevolezza di essere giunti al traguardo e la speranza di aver piantato delle basi solide per il prossimo viaggio.
Andranno. Tra un paio di mesi i nostri alunni e le nostre alunne andranno. Ci lasceranno orfani e stanchi a leccarci la ferita dello strappo e usciranno dalla nostra aula piena zeppa di ricordi per sparpagliarsi nell’aria fresca del loro futuro.




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