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Insegnare ai piccoli: il COSA e il COME dell’insegnamento

Non è sempre facile trovare la giusta combinazione tra i contenuti da insegnare e il modo per veicolarli. Insegnare ai piccoli è andare alle radici dei concetti, ripercorrere le fasi iniziali della conoscenza anche attraverso una buona dose di creatività.

Insegnare ai piccoli: il COSA e il COME dell’insegnamento

Ho capito il perché io sia così innamorata delle maestre (e dei pochi maestri in circolazione).

Ogni anno a giugno ho appuntamento con chi tra loro passa di ruolo, in occasione della riunione di superamento del cosiddetto “anno di prova”. Mi piace molto questo incontro perché mi offre l’occasione per parlare di didattica, che in poche parole è la miscela tra il COSA e il COME dell’insegnamento

Miscela tra Cosa e Come

Per quanto riguarda il COSA, questo è spesso guardato con sufficienza e sottostimato da chi non appartiene o non frequenta il mondo della scuola. Si pensa che siccome gli interlocutori sono bambini, le cose da insegnare alla scuola primaria siano semplici e facili: ed è invece l’esatto contrario.

Il fatto che le menti dei piccoli siano in evoluzione rende tutto più difficile perché il COSA non può essere costituito da una serie di informazioni bell’e fatte, ma dovrebbe mirare alla costruzione di una rete in grado di ospitare i saperi futuri.

Per molti anni ho studiato i fatti della Storia, le battaglie, le lotte per la supremazia, le scoperte, le conquiste… ma solo quando ho insegnato Storia ai bambini ho scandagliato l’idea del tempo nelle sue dimensioni chiave, alle quali prima non avevo mai pensato.

Ho studiato Geografia persino all’università, ma solo quando l’ho insegnata ai bambini ho dovuto cimentarmi con la questione dell’orientamento e con il conseguente corretto posizionamento orizzontale delle carte e delle mappe. Ho sempre scritto in autonomia temi ed articoli, ma solo quando ho insegnato Italiano ai bambini ho scoperto con loro le regole della composizione, dell’equilibrio e della funzionalità dei testi. 

Insegnare ai piccoli è andare alle radici dei concetti, ripercorrere le basi del cammino della conoscenza, e non vi è cosa più complessa. 

A complicare il COSA, si mette poi il COME. Si tratta in questo caso di trovare il modo migliore per veicolare i contenuti da insegnare, affinché rimangano in testa, si assimilino, vengano acquisiti. 

Come far capire i decimali dei prezzi della spesa sui quali noi adulti non riflettiamo più? Come farne intuire la necessità e lo scopo?

Pizza quadrata, un’attività matematica

Per tornare all’appuntamento di giugno, quest’anno la prima maestra a passare di ruolo è stata Maria, una bella ragazzona partenopea che da qualche anno lavora da noi, assegnata alla stessa classe.

Per questo ho invitato a presenziare all’incontro le colleghe con cui ha svolto il percorso illustrato nella sua relazione finale e che l’aspettavano fuori dalla porta in palpabile apprensione. Ecco, dopo qualche minuto di iniziale emozione, il clima è diventato famigliare e disteso  grazie alle… frazioni.

Talmente disteso che in breve le maestre, dimentiche della sede d’esame,  hanno avviato tra loro un’animata discussione durata almeno un quarto d’ora sui passaggi che le hanno portate a convenire  sul fatto che i bambini avrebbero compreso meglio il concetto di unità frazionaria attraverso il taglio di una pizza quadrata anziché tonda. Non sono stati risparmiati neppure i particolari sui commenti dei bambini ipercritici che hanno avuto da puntualizzare sulle modalità di disposizione dei condimenti sull’impasto. 

Bachi e farfalle per insegnare ai piccoli

La seconda in elenco è stata la maestra Paola, una maestra all’apparenza timida e riservata, dall’aspetto diafano e un po’ nordico. Con lei invece il ghiaccio si è rotto con i bachi.

L’attività didattica da lei presentata ha infatti riguardato l’esperienza dell’allevamento delle uova di farfalla in una classe terza. Anche in questo caso i retroscena riportatimi sono stati esilaranti: le numerose telefonate tra colleghe nei fine settimane per l’acquisto su Internet dei “kit-farfalle” e per loro corretta utilizzazione, le sofferenze collettive per la morte di alcuni bachi, la gioia immensa nel vedere in diretta la nascita di alcune farfalle e l’atteggiamento amorevole dei bambini che hanno poi costretto i genitori a replicare l’esperienza a casa.

E, ancora, la contemporanea non riuscita dell’esperimento nella classe parallela e le ipotesi fatte in proposito con la collega meno fortunata. 

Parlare dei misteri del mondo

Ecco perché amo le maestre. Perché sono capaci di insegnare ai piccoli parlando dei misteri celati nelle cose del mondo, perché il loro mestiere impone di “entrare“ nelle cose, non solo di limitarsi a guardarle.

Perché le loro domande, e quelle stimolate dai loro alunni, sono un po’ simili a quelle che gli uomini si son posti agli albori della civiltà.

Una volta feci diventare un albicocco presente sul piazzale della scuola il protagonista delle lezioni di scienze e di storia di una mia classe prima. Osservammo quell’albero in tutte le salse: sotto il profilo dei suoi cambiamenti nel tempo, delle sue parti costitutive, delle sue foglie.

A scuola chiusa, in estate, scoprii che in realtà non si trattava di un albicocco ma di un tiglio ed entrai in crisi. Chiesi consiglio ad una collega carissima, Mimma, che mi disse: «Tu racconta che durante l’estate l’albicocco voleva cambiare vita e si è trasformato in un bel tiglio!».

Sì, perché le maestre sanno mettere sempre anche un pizzico di magia nell’impasto della pizza alle farfalle o sulle ali delle farfalle ghiotte di pizza. 

Buon appetito!

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