I dati delle prove Invalsi ci forniscono preziose informazioni sulla popolazione scolastica in base alla provenienza. Noi insegnanti possiamo ricavarne interessanti indicazioni dal punto di vista organizzativo e didattico.

Considerando che oggi la presenza degli alunni stranieri nella nostra scuola ha raggiunto numeri rilevanti (nella scuola primaria sono il 14% del totale degli alunni) che tendono anche ad aumentare, sarebbe importante avere dei dati non solo sulle loro generiche prestazioni scolastiche ma anche sul loro percorso di sviluppo in L2. Purtroppo la scuola fino ad ora non fornisce questo tipo di dati, anche perché, paradossalmente, la voce “italiano L2” non è prevista nei documenti di valutazione.
La mancanza di una rendicontazione istituzionale ha come conseguenza che ci si limiti a un monitoraggio vago e limitato sulla L2, svalutando di fatto un apprendimento che è di grandissima importanza per tutti gli alunni di origine migratoria.
Da parte degli insegnanti poi, avere, trimestre dopo trimestre o anno dopo anno, una misura dello sviluppo linguistico in L2, permetterebbe anche di valutare l’incisività delle scelte organizzative e didattiche che sono state fatte, per individuarne le eventuali debolezze e i punti di forza e per meglio mettere a fuoco i bisogni degli apprendenti.
Le misure dell’Invalsi
In questa situazione risultano allora particolarmente preziosi i dati di misura dell’Invalsi, che dall’anno 2010 fornisce dati disaggregati della popolazione scolastica per origine: italiani, stranieri di prima generazione e stranieri di seconda generazione (nati in Italia da genitori nati all’estero).
Come sappiamo le indagini riguardano le competenze in italiano, matematica e inglese degli alunni delle classi 2a e 5a della scuola primaria, della classe 3a della scuola secondaria di primo grado, delle classi 2a e 5a della scuola secondaria di secondo grado.
Noi prenderemo qui in considerazione i dati riguardanti l’italiano e la scuola primaria, tenendo tuttavia presente che le prove Invalsi hanno dei limiti.
Prima di tutto lo scopo delle prove di italiano è quello di fornire misure della padronanza linguistica di parlanti italofoni e non di una specifica competenza in L2 e, inoltre, che le prove non sono esaustive rispetto alle diverse abilità, riguardando esclusivamente la comprensione del testo e la grammatica, comprensiva di lessico e semantica.
L’aspetto quantitativo
Ma leggiamo questi dati e considerando innanzi tutto l’aspetto quantitativo, che non è incoraggiante.
Anno dopo anno Invalsi ci permette di rilevare le differenze di punteggio ottenuto dagli alunni italiani, dagli stranieri di prima generazione e quelli di seconda generazione, in termini di percentuali di risposte corrette date al totale delle domande di cui si compone la prova.
Le differenze rilevate nell’ultimo anno (riportate nel Rapporto annuale Invalsi) sono le seguenti:
| Alunni stranieri | Classe 2a | Classe 5a |
|---|---|---|
| Di 2° generazione | — 16,3 | — 9,2 |
| Di 1° generazione | — 22,2 | — 17,2 |
Come possiamo osservare, il deficit, specie per le seconde generazioni, è più grave in 2a che in 5a e questo da una parte ci consola poiché possiamo pensare che la scuola sia abbastanza efficace nel promuovere lo sviluppo linguistico di alunni non italofoni. Sicuramente passare ancora tre anni in classe, ascoltare l’insegnante, svolgere dei compiti insieme ai compagni e interagire con essi, leggere, scrivere e studiare, promuove l’apprendimento della L2, anche senza un percorso specificamente dedicato.
La maggiore età favorisce poi le possibilità di amicizie extrascolastiche e di maggiori occasioni di contatto con gli italofoni.
Rimane tuttavia il fatto che la grande maggioranza degli stranieri, che sono quelli di seconda generazione, pur nella migliore delle situazioni rilevate, passeranno alla scuola secondaria di primo grado con un divario negativo di oltre 9 punti, che non è poco.
E nella secondaria tale divario tenderà purtroppo ad aumentare, come dimostrano anche i risultati delle prove di classe 3a del 2023, le quali registrano da parte di questi stessi alunni un divario negativo di 14,3 punti percentuali.
L’aspetto qualitativo
Passando all’aspetto qualitativo occorre prima di tutto precisare che le oscillazioni dei punteggi degli stranieri seguono per lo più quelli degli italiani, ed evidenziano che le difficoltà incontrate dai bambini e ragazzi migranti non sono tanto diverse dalle difficoltà dei coetanei, sono però sempre più ampie e marcate.
Ma andando a fare un’osservazione più attenta, mettendo sotto la lente le singole domande, possiamo tuttavia osservare che fra gli scogli che mettono in particolari difficoltà gli stranieri c’è prima di tutto il lessico, sia quando esso è legato alla comprensione del testo, sia quando viene testato con appositi quesiti nella parte dedicata alla riflessione sulla lingua. E abbiamo la conferma di come lo sviluppo lessicale, lento anche in L1, sia lentissimo e difficoltoso in L2, da parte di bambini che fuori dall’ambiente scolastico hanno contatti ridotti con l’italofonia e non utilizzano che le poche parole sufficienti a scambi comunicativi essenziali.
Gli esempi potrebbero essere numerosi, ma ci limitiamo qui a una domanda relativa alla parte di comprensione di classe 2a e una relativa alla sezione di grammatica di classe 5a.
Per ogni domanda riportiamo la percentuale di risposte scelte per ciascuna opzione da italiani, stranieri di seconda generazione e stranieri di prima generazione con i divari fra italiani e stranieri e un breve commento.
Quanto ai numeri del divario, pur considerando l’intera gamma dei dati la cui ricchezza è comunque preziosa, pensiamo che siano più significativi e più utili ai fini di riflessioni e deduzioni didattiche quelli relativi alle seconde generazioni, in quanto riguardano un pubblico più omogeneo e raffrontabile, se non altro per il pari numero di anni di scuola frequentati, mentre pesano sul gruppo delle prime generazioni molte variabili incontrollabili, prima fra tutte quella della data di inserimento a scuola.
A9 2017
Strappò un ciuffo di steli ancora quasi verdi da un cespuglio e glieli offrì. Il macchiato se li ficcò in bocca e li fece sparire in un boccone! Senza restituirne metà a chi glieli aveva allungati. [Nel quaderno originale il testo era riportato in un riquadro a lato della domanda]
La parte di testo riportata nel riquadro fa capire che il canguro capo aveva allungato un ciuffo di steli al macchiato.
“Allungare” può avere diversi significati. Che cosa significa in questo caso “allungare”?
| IT | S2 | S1 | |
|---|---|---|---|
| A. Rendere più lunghi | 40,2 | 45,8 | 44,9 |
| B. Aumentare | 10,3 | 12,3 | 12,5 |
| C. Tirare | 13,9 | 15,9 | 16,8 |
| D. Dare | 31,5 | 21,4 | 21,2 |
Differenza fra italiani e stranieri: 2° gen. = 10,1; 1° gen. = 10,3.
In questo caso il divario dei risultati non è molto alto, ma non perché gli stranieri abbiano fatto bene, bensì perché gli italiani hanno fatto male, con un solo 31,5 che dà risposte corrette.
Guardando poi alle scelte errate, vediamo che più del 40% degli italiani e quasi il 46% degli stranieri di seconda generazione sceglie il distrattore A “Rendere più lunghi”, ed è evidente che la stragrande maggioranza dei bambini non tiene affatto conto del testo e sceglie il significato più comune della parola, e certo a loro più familiare.
Questo, se non altro, deve indurci a riflettere sull’importanza di insegnare precocemente a tutti gli alunni a tenere sempre presente il contesto d’uso delle parole e a dedurre da esso il significato. Se i bambini non riescono infatti a comprendere il significato di una certa parola dal testo in cui è inserita, la mancata comprensione di quella parola inciderà poi negativamente sulla comprensione del testo stesso, con un perverso circolo vizioso.
C5 2016
Indica con quale parola dello stesso significato potresti sostituire quella sottolineata nella frase che segue.
«Del periodo preistorico non ci sono fonti scritte”.
| IT | S2 | S1 | |
|---|---|---|---|
| A. Cause | 4,4 | 8,9 | 10,9 |
| B. Testimonianze | 76,4 | 59,7 | 57,5 |
| C. Sorgenti | 7,6 | 12,0 | 12,6 |
| D. Origini | 8,3 | 14,9 | 13,5 |
Differenza fra italiani e stranieri: 2° gen. = 16,7; 1° gen. = 18,9;
Come possiamo vedere, il quesito chiedeva di riconoscere il significato tecnico della parola “fonte” in una frase data, attraverso una scelta multipla semplice con distrattori non particolarmente insidiosi. E’ risultata facile per gli italiani e non difficilissima neppure per gli stranieri.
Considerando tuttavia che “fonte” è una parola ricorrente nelle pagine di storia, fin dalla classe 3a, il risultato evidenzia come gli alunni stranieri abbiano dei buchi in talune parole tecniche fondamentali, che peseranno inevitabilmente sulle difficoltà del loro confronto con i testi di studio. Anche se a rendere faticosa la comprensione dei testi di studio più del lessico disciplinare sono sinonimi ed espressioni del linguaggio formale, difficili da decodificare in quanto per lo più estranei agli usi comunicativi quotidiani. Ed è a questi che dovrebbero porre maggiore attenzione sia i libri di testo che gli insegnanti.
Conclusioni
Pur nella loro esiguità, gli esempi presentati ci mostrano che dalle prove Invalsi possiamo ricavare indicazioni interessanti dal punto di vista organizzativo e didattico.
Al di là del dato quantitativo globale, è infatti possibile analizzare le risposte date ai singoli quesiti dagli alunni della classe e avere su ciascun quesito la misura dello scarto fra italiani e stranieri, di prima e seconda generazione, ricavandone un indice attendibile dell’entità degli “ostacoli” a carico degli stranieri che sono ancora da rimuovere affinchè il loro livello di apprendimento sia assimilabile a quello dei compagni italiani.
Ma possiamo anche fare una più raffinata analisi qualitativa: osservare in quali distrattori sono cadute le scelte sbagliate e capire l’origine degli errori, verificare quali sono i maggiori scogli su cui si incagliano gli alunni e acquisire così dei riferimenti oggettivi su quali ancorare le programmazioni, sia per la L1 che per la L2.




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