Venerdì 2 febbraio si festeggia la Giornata dei calzini spaiati. L’idea, nata undici anni fa in una scuola primaria, ha lo scopo di sensibilizzare le bambine e i bambini (e non solo!) al tema della diversità.

Perché i calzini spaiati? Per rappresentare la diversità non come problema ma come ricchezza affinché nessuno si senta escluso ma, al contrario, possa essere una risorsa e possa rafforzarsi nel rapporto con l’altro.
«Venerdì tutti a scuola con calze di colore e fantasie differenti!»
Dopo aver invitato le alunne e gli alunni ad arrivare a scuola indossando calzini diversi (anche noi dobbiamo indossarli), chiediamo a tutti di sedersi in cerchio, senza scarpe, mostrando con orgoglio i calzini differenti, e stimoliamo la loro curiosità in modo giocoso.
- Sapete perché vi ho chiesto di venire a scuola con calzini spaiati?
Qualcuno saprà rispondere (perché ne ha già sentito parlare a casa), qualcuno no, qualcuno inventerà risposte singolari. Dopo un primo momento di ascolto, cerchiamo, anche con l’aiuto delle parole più adeguate fornite dai bambini stessi, di illustrare a tutti il tema della giornata.
Quindi spieghiamo anche perché è stato scelto proprio questo simbolo: i calzini, dopo un lavaggio in lavatrice, si trovano spaiati, diversi, soli, proprio come si possono sentire diverse e sole quelle persone che si trovano in una condizione di svantaggio, di disabilità, di inadeguatezza.
Continuiamo con altre domande per sollecitarli sempre più.
- Vi piace indossare calzini di colore diverso?
- Pensando a voi e ai vostri compagni, vi sembra di essere tutti uguali o tutti diversi come i vostri calzini?
- Cosa significa “essere diverso”? Potete anche fare degli esempi per spiegare.
- Secondo voi è più bello essere tutti uguali o tutti diversi e unici?
Poiché non sono domande semplici, specialmente per i più piccoli, guidiamoli nella riflessione e nella formulazione delle risposte aiutandoli a esprimere in modo chiaro il loro pensiero e a esporre esempi efficaci.
Scriviamo le risposte su un cartellone o sulla lavagna, in tal modo saranno a disposizione di tutti.
Filastrocca dei diversi
A questo punto, dopo aver cercato sul web o in biblioteca la Filastrocca dei diversi di Bruno Tognolini, ne proponiamo la lettura, quindi stimoliamo i bambini a un’analisi del testo per comprenderlo meglio.
- La bella filastrocca si apre con un’espressione importante, potente “Tu non sei come me, tu sei diverso”, ma continua dicendo che, facendo leva sulle caratteristiche e le capacità diverse di ciascuno (“se metto le mie mani/ con le tue/certe cose so fare io, ed altre tu”), insieme “si può far di più”. Un modo semplice e chiaro per sottolineare che la diversità è un valore, una ricchezza e non un ostacolo.
- La filastrocca lancia quindi un messaggio positivo sulla diversità e sul rispetto dell’altro. Evidenzia che siamo tutti diversi (e ne dobbiamo essere orgogliosi) e rinforza l’idea che le peculiarità di ognuno vanno accettate, rispettate e valorizzate a vantaggio di tutti.
Lo slogan: “Tutti diversi tutti uguali e speciali”
È giunto il momento di chiedere ai bambini di creare un cartellone con lo slogan della classe: “Tutti diversi tutti uguali e speciali”:
- diversi come i calzini spaiati;
- uguali per natura (sono sempre dei calzini e noi siamo sempre persone!);
- speciali perché ognuno di noi è unico e irripetibile proprio per le differenze fisiche, mentali, culturali, caratteriali che arricchiscono il mondo rendendolo più vario e più bello.
Invitiamoli a scrivere e colorare lo slogan: ogni lettera di colore e fantasia diversa.
Disegniamo… le parole
Infine, domandiamo ad ognuno di creare un calligramma a forma di calzino.
- Utilizzando la Filastrocca dei diversi le bambine e i bambini trascrivono le parole seguendo la forma di un calzino. Sarà importante chiedere di utilizzare forme, colori e caratteri diversi per ognuno.
- Incolliamo ogni calzino “diverso” sul cartellone.
- Appendiamo il prodotto finito sulla porta della classe: farà da promemoria per ricordare in ogni momento a tutti, bambini e adulti che entrano a scuola, la bellezza della diversità.
E se gli alunni non conoscono i calligrammi? Possiamo presentare il tipo di poesia e alcuni esempi utilizzando le proposte contenute in Parole in forma di poesia di Paola Rampoldi – Gaia Edizioni.
Zorba e Fortunata
Per continuare la giornata sulla diversità possiamo proporre alle nostre alunne e ai nostri alunni la visione del famoso film d’animazione La Gabbianella e il Gatto, regia di Enzo D’Alò, tratto dal romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda.
È la storia di Zorba, un gatto “nero grande e grosso”, che si prende cura di accudire e crescere con amore Fortunata, una gabbianella rimasta orfana di madre prima che l’uovo si schiudesse. Possiamo definirla una delicata fiaba sulla diversità e sull’amicizia, sull’accettazione del diverso, sull’affetto profondo che lega due animali molto diversi. La tematica, insieme ad altre come l’inquinamento, viene affrontata in modo semplice e spontaneo, di immediata comprensione per le nostre bambine e i nostri bambini.
Dopo la visione del film, per fissare e ricordare l’insegnamento, possiamo invitare gli alunni a scrivere sul loro quaderno l’affettuosa frase di Zorba, estrapolata dal romanzo di Sepúlveda:
“Sei una gabbiana [… ] Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma tu sei diversa e ci piace che tu sia diversa […] E’ molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo”.
Infine esortiamoli a esprimere per iscritto le loro considerazioni in merito a ciò che hanno imparato dal racconto di Sepúlveda.




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