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Argomentare alla scuola primaria

La capacità di argomentare non manca mai a bambine e bambini, nemmeno nelle prime classi. Per questo è interessante stimolarli a ragionare e poi annotarne le risposte. Un altro intervento di Maria Concetta Messina sull’importanza della parola.

Argomentare alla scuola primaria

Mentre scrivevo l’articolo precedente, mi è tornato in mente un episodio relativo ai miei ultimi anni da maestra. Durante un’interclasse sulla scelta dei libri di testo, la dirigente scolastica di allora, nel contesto di una discussione che rischierei di non riportare correttamente, disse con molta convinzione che «l’argomentazione non si fa prima della classe quarta».

In quella circostanza non ribattei, ma da quell’incontro mi imposi di ascoltare i discorsi dei bambini con la precisa intenzione di smontare quell’assunto.

Profetico hot dog

Iniziai a New York. Ci trovavamo là per una breve settimana con mio figlio di circa nove anni e mia figlia di sette. Per tutta la vacanza Guido ci chiedeva spesso di comprargli un hot dog per strada, che ingollava con senso di conquista e soddisfazione. La sorellina però non lo seguiva, coerente come sino a poco tempo fa con un’avversione innata per i cibi e i sapori sconosciuti. L’ultimo giorno fummo noi genitori ad insistere perché ne assaggiasse uno… fu la fine: si innamorò anche lei perdutamente del mix di senape, carne affumicata e pane dolce. Ma assieme alla delusione di aver scoperto la ghiottoneria solo al termine della vacanza, l’entusiasmo le fece esclamare: «L’hot dog è buonissimo, lo trovi subito quando hai fame perché ci sono i carrettini, è veloce da fare, costa pochi soldini».

Rimasi di stucco. In seguito, quindi, la mia piccola fu sempre spinta a motivare i suoi entusiasmi, o le sue perplessità.

Un giorno uscì da scuola stranamente di buon umore (la scuola non l’ha mai rapita) e mi disse di essere contenta perché aveva avuto maestro Luciano.

«Ma perché ti piace tanto maestro Luciano?».

«Maestro Luciano suona la chitarra, ci fa cantare e ballare, non ci fa usare la penna neanche per sbaglio».

Un’altra volta tornò a casa da una festa di compleanno contrariata circa il fatto che qualcuno avesse portato in dono alla festeggiata un paio di scarpe. Anche allora le chiesi cosa vi trovasse di anomalo. Lei:

«Ma se le scarpe non si misurano come si fa a sapere se non fanno male?» (lei si lamentava sempre per le vesciche ai piedi).

«Se non si conosce la misura si sbaglia numero, e se a lei quel modello non piace?»

Se si chiede loro il perché amino un determinato gioco, o un luogo, o una persona, anche i bambini di cinque o sei anni sono in grado di proferire due o tre motivazioni.

Argomentar m’è dolce…

Non è quindi l’argomentare a mancare ai bambini ed è anzi molto interessante stimolarli spesso a questo tipo di ragionamenti ed annotarne alla lavagna le risposte: «Perché vi piace fare la ricreazione in cortile?»

La difficoltà non sta quindi nel trovare o meno le asserzioni a favore o contro una determinata cosa, piuttosto in quella di collegare ed ordinare tra loro le singole asserzioni con i connettivi appropriati, al fine di costituire un corpo coerente e compatto: “Quindi, aggiungiamo che, ancora, anche, ma, piuttosto, anche se, inoltre, in più, al contrario…”.

Ma a questo possiamo rimediare evitando di far agganciare le frasi e limitandoci a riportarle sotto forma di elenco:

Cara dirigente scolastica, dopo quasi quindici anni è arrivato il momento di precisare. Prima della quarta forse è prematuro lanciarsi nella composizione di un articolato testo argomentativo sui vantaggi delle gite didattiche, ma se chiediamo ai bambini perché esse piacciano loro così tanto, ci sanno benissimo dire il perché.

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