Il 2 ottobre si celebra la Giornata internazionale della nonviolenza, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con lo scopo di “promuovere una cultura della pace, della tolleranza, della comprensione e della nonviolenza”.

Toccare la nonviolenza, argomento tanto attuale, con le nostre bambine e i nostri bambini può sembrare un’impresa ardua perché sembra un concetto astratto, difficile, da adulto. In realtà pensiamo che sia possibile educarli alla nonviolenza fin da piccoli. Proviamo a vedere come.
Innanzitutto sarà importante che i primi ad assumere un comportamento non aggressivo (non solo nei gesti ma anche nelle parole e nelle richieste) siano proprio gli adulti che circondano le nostre alunne e i nostri alunni, perché essi osservano e “assorbono”.
La forza vince sempre?
C’è una bella favola di Esopo che ci viene in aiuto e che consigliamo di leggere ai bambini per stimolarli a riflettere in modo semplice su alcuni atteggiamenti: “Il Sole e il Vento”. Il testo è facilmente reperibile in biblioteca o sul web.
Nella storia si narra che il Sole e il Vento, per dimostrare la propria forza, scommettono su chi riuscirà a spogliare un viandante. Il Vento soffia forte, sempre più forte, ma fallisce. Il Sole, invece, comincia a risplendere nel cielo e pian piano riscalda con i suoi raggi la Terra. Il viandante, non resistendo più al caldo, si toglie i vestiti e si butta nelle acque di un fiume.
Cosa ci insegna la favola? La gentilezza, la persuasione e la pazienza possono essere più efficaci della forza e della violenza.
Tutti in cerchio!
Dopo la lettura animata della favola, disponiamo i bambini in cerchio e prepariamo un cartellone diviso in due parti, una per il Sole e una per il Vento. Quindi sollecitiamo i bambini a:
- definire, con un aggettivo o con un nome, il comportamento tenuto dal Vento per cercare di spogliare il viandante: per esempio diranno aggressivo, violento, forte, prepotente, impetuoso, prevaricatore oppure violenza, forza, aggressività, prepotenza, prevaricazione;
- definire, con un aggettivo o con un nome, il comportamento tenuto dal Sole per cercare di spogliare il viandante: per esempio diranno calmo, pacifico, gentile, persuasivo, paziente oppure calma, pazienza, gentilezza, persuasione.
Registriamo di volta in volta le risposte sul cartellone. Infine chiediamo ai bambini:
- «Chi ha vinto la scommessa?»
- «Quale comportamento ha adottato per raggiungere l’obiettivo?»
Facilmente tutti sapranno rispondere in modo adeguato e apprezzeranno l’insegnamento di questa favola: non sempre con la forza si ottiene quello che si vuole.
Sei Vento o sei Sole?
Infine, potremmo invitare i bambini a pensare alle esperienze personali quotidiane. Per esempio chiediamo: «Se un compagno ti sottrae qualcosa senza chiedertelo oppure ti spinge o ancora non rispetta le regole del gioco, come reagisci? Come il Vento o come il Sole?» Facilitiamo la partecipazione di tutti coinvolgendo, se necessario, anche i più timidi, introversi o timorosi affinché esprimano liberamente le emozioni provate e il comportamento assunto senza che si sentano giudicati.
In un secondo momento, esortandoli anche a mettersi nei panni dell’altro, possiamo farli riflettere sul fatto che per ottenere un risultato è più efficace fare un po’ come il Sole, che ha messo da parte l’atteggiamento aggressivo del Vento e ha creato un desiderio attendendo con pazienza l’esito. Pian piano sperimenteranno che confrontarsi con calma senza farsi del male è meglio che reagire arrabbiandosi e aggredendo fisicamente o verbalmente.
Una proposta in più… un passo in più
Abbiamo notato che le nostre alunne e i nostri alunni sono sensibili a questo argomento e vogliamo continuare a parlarne in modo semplice ma efficace?
Dopo una pausa dall’attività precedente, invitiamo di nuovo i bambini a sedersi in cerchio e, reperito il testo in biblioteca o sul web, proponiamo la lettura animata di un’altra famosa favola di Esopo “Il leone e il topo”, perché anch’essa ci parla di nonviolenza, ma ci permette di fare anche un passo in più. Vediamo come.
Analizziamo insieme ai bambini la storia e i personaggi ed estrapoliamo con il loro aiuto i comportamenti degli animali e gli insegnamenti.
- Il leone, forte, potente, temuto e rispettato da tutti, è affamato e cattura il piccolo, debole e umile topo.
- Quest’ultimo lo supplica di non mangiarlo e lui gli sarà riconoscente.
- Il leone ne ha compassione e decide di non ucciderlo: assume perciò un comportamento non violento, gentile ponendo le basi per una relazione positiva.
- Più tardi il leone rimane impigliato in una corda di una trappola e si trova in difficoltà.
- Il topo, riconoscente, lo salva usando l’ingegno, infatti taglia il legaccio con i suoi denti aguzzi.
La favola, perciò, non insegna unicamente che la vera forza non è solo quella fisica, ma permette di capire anche che:
- l’ingegno e la capacità di collaborare sono più efficaci della violenza;
- con la gentilezza (ma anche con la pazienza) si creano rapporti positivi di alleanza/amicizia;
- bisogna rispettare e essere gentili con tutti, anche con i più piccoli e i più deboli.
Registriamo tutto sulla digital board utilizzando uno schema. Ecco una prima parte a titolo di esempio.
| Il leone ha fame e cattura il topo. | Leone: forte, potente, temuto e rispettato da tutti. Topo: piccolo, debole e umile. | |
| Il topo supplica il leone di non mangiarlo e gli promette di essere riconoscente. | Topo: persuasivo. | |
| Il leone decide di non ucciderlo. | Leone: compassionevole. | Il leone assume un comportamento non violento, gentile ponendo le basi per una relazione positiva. |
Infine domandiamo: «Vi è mai capitata una situazione simile a quella del leone e del topo?».
Favoriamo il racconto delle esperienze e le riflessioni a riguardo.
Costruiamo un silent book
Sia “Il Sole e il Vento” sia “Il leone e il topo” ci permettono anche di lavorare sulle sequenze narrative e sulla rielaborazione verbale. Ecco in quale modo.
- Dopo aver diviso la favola scelta in sequenze narrative, consegniamo a ciascun bambino tanti cartoncini quadrati (misura 20X20 cm) quante sono le sequenze: in esse dovranno rappresentare graficamente le parti della narrazione.
- Consegniamo un altro cartoncino delle stesse misure e chiediamo di realizzare la copertina.
- Prodotto un buco in un lato di ogni cartoncino, ciascun bambino fa passare un nastro colorato creando così un silent book.
- Al termine del lavoro, ogni alunna e ogni alunno potrà servirsi dei cartoncini per esporre oralmente la favola scelta.
Il silent book potrà essere donato a parenti e amici, sia a ricordo di questa importante Giornata internazionale della nonviolenza, sia per promuovere, anche se con la semplice narrazione di una favola, una cultura del rifiuto di ogni azione violenta.
E infine un gioco di squadra!
Lasciandoci ispirare dalla favola “Il leone e il topo”, organizziamo un gioco di squadra. Perché un gioco di squadra? I giochi a coppie e di squadra permettono ai bambini di imparare a collaborare, ad avere fiducia e rispetto per gli altri divertendosi.
- Numero partecipanti: max 10/12.
- Obiettivo: il topo deve raggiungere e liberare il leone che è intrappolato in una rete.
- Spazio: palestra o giardino (delimitare con un gessetto lo spazio in cui il topo può agire).
- Materiale: una fascia per bendare il topo, un gessetto.
Svolgimento del gioco:
- un bambino farà il leone intrappolato in una “rete” che sarà realizzata da un gruppo di 5/6 bambini: essi, nella zona delimitata con il gessetto, si posizioneranno seduti intorno al leone per fare da ostacolo al topo;
- un bambino farà il topo che deve salvare il leone intrappolato. Egli verrà bendato prima che il leone e la “rete” si posizionino;
- gli altri compagni, denominati “aiutanti”, restano ai bordi dello spazio delimitato con il gessetto e hanno il compito di fornire informazioni al topo affinché riesca a raggiungere e salvare il leone;
- il leone viene salvato quando il topo riesce a superare la “rete” e tocca il leone.
Al termine si scambiano i ruoli. Tutti i partecipanti potranno così sperimentare quanto sia fondamentale il lavoro di squadra, ossia la collaborazione, la cooperazione, la fiducia reciproca e il rispetto dei ruoli in quanto solo se gli aiutanti collaborano con il topo bendato, fornendo indicazioni corrette e efficaci, lui riuscirà a salvare il leone, così come solo se il topo ascolterà e avrà fiducia negli aiutanti potrà raggiungere il suo obiettivo.
La Giornata della nonviolenza è tutto l’anno
Non solo il 2 ottobre (data di nascita del Mahatma Gandhi) è bene parlare di nonviolenza a scuola. Le attività che abbiamo sopra indicato possono essere un punto di partenza, possono indurre a un momento di riflessione ma non bastano. Tutti i giorni i bambini incappano in conflitti che vanno affrontati nel concreto, tutti i giorni può capitare loro di litigare con un amico, di subire un torto e di reagire con rabbia e aggressività, di avere atteggiamenti prevaricatori con qualche compagno, è proprio quello il momento in cui si deve invitarli a riflettere sulle azioni, sulle reazioni e sulle modalità più efficaci per risolvere un conflitto. Impegnativo? Sì. Efficace? Certamente.




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