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L’innovazione didattica di Alberto Manzi

Il maestro Alberto Manzi è divenuto famoso negli anni ’60. Le sue lezioni televisive hanno fornito alla didattica un importante contributo, dal significato ancora attuale. L’innovazione di Alberto Manzi, infatti, soprattutto se rapportata ai tempi, rappresenta un valido esempio di come utilizzare le nuove tecnologie nel settore dell’istruzione.

Il Maestro Alberto Manzi

Alberto Manzi, per molti il “maestro Manzi”, è ricordato ancora oggi per aver condotto Non è Mai troppo tardi, una trasmissione televisiva andata in onda sulla RAI tra il 1960 e il 1968.

Non è mai troppo tardi era un corso di istruzione per abbattere l’analfabetismo degli adulti in Italia.

A fine anni ’50, infatti, nel nostro paese la percentuale di persone che non sapevano né leggere né scrivere un semplice testo era ancora rilevante.

Le lezioni del maestro Manzi, promosse in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, venivano trasmesse in diretta televisiva prima di cena, una collocazione oraria che ne favoriva la visione anche ai lavoratori.

È difficile quantificare il numero di persone che, grazie a Non è mai troppo tardi, riuscì a prendere la cosiddetta “licenza elementare” o almeno a uscire dall’analfabetismo.

Ma vediamo in cosa consisteva l’innovazione didattica introdotta da Alberto Manzi.

La televisione e l’innovazione didattica

Manzi era un maestro, non un esperto di televisione, il mass media di cui nel 1960 pochi conoscevano i meccanismi. Ma sapeva che la televisione è immagine in movimento.

Da subito intuì che se avesse condotto le lezioni seduto alla scrivania o fermo davanti alla lavagna per più di qualche minuto, il livello di interesse dei suoi “allievi-spettatori” sarebbe probabilmente sceso.

Per mantenere alta l’attenzione del suo particolarissimo pubblico, capì che doveva inserire del movimento. Per questo mentre teneva le lezioni disegnava, a carboncino su fogli bianchi.

Gli spettatori, in questo modo, mentre ascoltavano le parole del maestro si incuriosivano nell’osservare il disegno che a poco a poco si completava.

I disegni, che riguardavano il tema della lezione, costituivano un ulteriore supporto alle persone analfabete.

Alberto Manzi: storia di un maestro

Durante quelle lezioni, che si svolgevano alla presenza in studio di un pubblico adulto desideroso di imparare a leggere e scrivere, veniva utilizzata anche la lavagna luminosa, strumento che successivamente incontrerà grande diffusione nelle scuole italiane.

Manzi era fermamente convinto che ogni nostra rappresentazione mentale derivi dall’esperienza. Pertanto riteneva valido lo strumento televisivo in quanto capace di mettere in moto l’individuo, cioè di spingerlo a fare.

Non credeva nella conoscenza derivata dalla semplice informazione. Il suo obiettivo era quello di formare creatori di cultura, non semplici “ripetitori”.

Le considerazioni del maestro Manzi sono particolarmente interessanti, soprattutto oggi, alla luce dei differenti approcci recentemente adottati dai docenti con la didattica a distanza (ne abbiamo parlato qui, ad esempio).

Chi era Alberto Manzi

Nato a Roma nel 1924, Alberto Manzi si diploma all’istituto magistrale nel 1942, pur studiando anche all’istituto nautico.

Durante la Seconda guerra mondiale presta servizio presso la Marina Militare Italiana e dopo il 1943 si aggrega alle forze armate inglesi.

Conseguita la laurea in Biologia, sceglie comunque di insegnare come maestro.

Il suo primo incarico è in un carcere minorile, dove molti alunni sono orfani di guerra. L’esperienza dura un anno, durante il quale comincia a scrivere il suo primo romanzo, Grogh, storia di un castoro.

Si laurea anche in Filosofia e Pedagogia.

Nel 1955 pubblica il romanzo Orzowei, destinato a diventare un successo internazionale.

Lo stesso anno vola in Amazzonia per partecipare a un progetto di ricerca legato ai suoi studi in biologia.

Sensibile alla causa degli oppressi, si adopera per contribuire all’alfabetizzazione degli indios, iniziativa che gli crea non pochi problemi con i governi locali.

I suoi viaggi in America Latina continueranno comunque fino al 1984, durante le ferie estive.

Nel 1960 viene selezionato per condurre il programma televisivo Non è mai troppo tardi.

Nel 1981 viene temporaneamente allontanato dal lavoro, in seguito al suo rifiuto di compilare la parte analitica delle schede di valutazione degli alunni.

Manzi sosteneva infatti che il docente non possiede la preparazione scientifica necessaria a stilare una valutazione che tenga conto dell’intera personalità dell’alunno. Una valutazione che, secondo Manzi, finiva per etichettare in modo troppo sbrigativo le capacità e potenzialità dei bambini.

Nel 1987 contribuisce al Piano nazionale di scolarizzazione dell’Argentina.

Alberto Manzi muore a Pitigliano (Grosseto) nel 1997.

Questa pagina web di laRepubblica raccoglie alcune interessanti immagini della vita di Alberto Manzi.

Per approfondire l’innovazione didattica di Alberto Manzi

L’approccio pedagogico e didattico di Alberto Manzi è al centro della serie televisiva Alberto Manzi. L’attualità di un Maestro disponibile online su RaiPlay.

Nel 2008 per volontà della Regione Emilia-Romagna è nato il Centro Alberto Manzi, tra i cui scopi c’è quello di raccogliere tutto il materiale documentale e archivistico appartenuto o realizzato dal maestro.

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