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Italiano L2: riflettere sulla lingua, imparare la grammatica

Quanta grammatica è necessario studiare per imparare bene una lingua? E con quale approccio metodologico veicolarla agli alunni? Tante utili e interessanti considerazioni in questo articolo di Diana Vedovato.

Italiano L2 lingua e grammatica

Nel campo dell’insegnamento delle lingue straniere è ormai da anni aperto un dibattito su quale sia il giusto quantitativo di lezioni di grammatica esplicita da proporre agli apprendenti. 

Quanta grammatica è necessario studiare per imparare bene una lingua?

Studi recenti hanno dimostrato che il metodo comunicativo, che lascia lo studente libero di acquisire da solo le conoscenze rispetto alle forme delle parole e alla posizione degli elementi all’interno della frase, non porta i risultati sperati. D’altro canto, però, l’esperienza e altri studi di settore insegnano che nemmeno ore e ore di grammatica e formulari vari rendono gli apprendenti fluenti in una lingua.

Qual è dunque la giusta misura, soprattutto quando si tratta di bambini che hanno comunque una naturale predisposizione nell’apprendere una lingua e che, come nel nostro caso, si trovano ad impararla in contesto naturale?

Una questione di qualità

La lezione di grammatica per gli studenti di italiano L2 deve essere finalizzata a supportare il naturale processo di acquisizione e a presentare, nei livelli più avanzati, forme e strutture più complesse.

Nella selezione degli argomenti, ci si dovrà affidare a un syllabus ben calibrato, che abbia come riferimento il Quadro Comune di Riferimento delle Lingue, strumento prezioso per la pianificazione della presentazione dei contenuti.

Leggendo quanto previsto per i livelli più alti di competenza del Quadro, ci si accorgerà che anche gli alunni di lingua madre non italiana che procedono allo stesso passo dei loro compagni madrelingua potrebbero avere bisogno di lezioni particolari su determinati aspetti della grammatica. È quindi necessario assicurarsi che essi abbiano accesso in modo equilibrato a lezioni volte a creare un sapere metalinguistico e ad attività volte a potenziare la loro competenza.

Nel presentare ad esempio la categoria degli articoli, sarà utile proporre ai bambini di lingua madre non italiana non tanto esercizi di classificazione, ma esercizi che abituino all’uso di strategie per la scelta della forma corretta dell’articolo. In questo caso si può insegnare a fare un percorso mentale di questo tipo: “guardo prima il nome; se il nome non mi dà informazioni sul genere – come un nome in -e del tipo nave – cerco altri indizi nella frase; se non sono presenti altri indizi, chiedo aiuto o consulto il dizionario”

Facciamo poi attenzione a proporre un giusto numero di etichette metalinguistiche da memorizzare. Ad esempio, per la morfologia, basterà conoscere i nomi delle nove categorie fondamentali (ma possiamo anche tralasciare le interiezioni e arrivare a otto), e per quelle flessive limitarsi ai principali tratti distintivi. Le altre etichette che spesso affollano i libri e che confondono anche i bambini madrelingua potranno essere apprese in un secondo momento, quando il quadro generale sarà solido.

Il come è importante quanto il cosa

Una volta stabiliti i contenuti, vale la pena spendere delle energie per pensare all’approccio metodologico che si vuole tenere durante la lezione di grammatica. Il laboratorio di grammatica, durante il quale si va insieme agli studenti alla scoperta delle regolarità linguistiche, è sicuramente una modalità didattica da esplorare. Anziché, ad esempio, iniziare la lezione presentando il futuro del verbo andare in una tabella, si potrà chiedere agli studenti di ricavare le varie forme da un testo o da un dialogo che riproduce una situazione familiare.

L’invito a individuare una determinata regolarità o, viceversa, un’eccezione alla regola stimola l’autonomia degli studenti, che scoprono di poter fare ipotesi circa un determinato aspetto formale della lingua. Se nutrito negli anni, questo atteggiamento fornisce agli apprendenti strumenti spendibili in tutto il loro percorso di studi.

Inoltre, non va dimenticato l’immenso potenziale offerto dalla riflessione linguistica comparativa: quando gli alunni sono in grado di produrre riflessioni metalinguistiche nella lingua target (in questo caso, l’italiano), sarà utile fare semplici ma puntuali comparazioni con le altre lingue conosciute, attraverso domande di questo tipo.

Come si capisce, in cinese, che stiamo parlando di passato, presente o futuro? Gli articoli esistono in tutte le lingue? Nelle altre lingue che conoscete, dove si trovano gli aggettivi rispetto al nome?

Queste e altre domande, oltre a valorizzare il plurilinguismo dei bambini, potenzieranno le loro abilità metacognitive.

Vado, vai, va: voce del verbo ….?

Un altro aspetto importante da considerare quando si parla di grammatica di una L2 sono le forme irregolari. Se alcune di alto uso vengono prima o poi immagazzinate senza particolari interventi didattici, vanno comunque rinforzate quelle più difficili.

I verbi, ad esempio, sono una categoria che presenta un elevatissimo numero di forme irregolari, e verbi irregolari al presente possono non esserlo al participio passato o al passato remoto o viceversa.

L’attenzione alle forme va quindi ripresa ad ogni nuovo argomento e mantenuta viva con giochi e attività orali. Non si può sperare che le tante forme verbali irregolari vengano immagazzinate solo per esposizione occasionale nel libro di lettura o nel manuale delle discipline.

Anche in questo caso, come è stato detto per il lessico, bisognerà tenere conto delle giuste quantità e dei tempi necessari per passare da una competenza passiva ad una competenza attiva.

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