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Quando l’aula non basta

La riscoperta del contatto con la terra può promuovere e stimolare il senso civico dei bambini quando l’approccio è consapevole e attivo.

Orti didattici a scuola primaria

«Per il tuo fare scuola, lo spazio dell’aula non ti bastava: ecco allora la miriade di piantine disseminate nella tua anticamera, i corridoi puntualmente addobbati per le festività e il quadrato di cortile divenuto giardino grazie alle tue rose, agli ulivi, al carrubo».

Quando Mimma ci lasciò, poco prima di andare in pensione, furono queste le parole con cui volli omaggiarla durante una commemorazione in suo onore. Mimma era una maestra, come me, ed ebbi la fortuna di conoscerla perché insegnai per nove anni nella sua stessa scuola, a Roma.

Mimma era coraggiosa e dall’impegno e dall’intelligenza ingombranti. È a lei che devo lo sguardo che oggi appoggio sulle aiuole e i viali mentre faccio il mio ingresso a scuola e il fastidio che nutro se vi trovo erbacce e incuria. 
L’edificio in cui insegnavamo era circondato da un grandissimo spazio esterno circolare, solo in parte agibile; il resto era divenuto un coacervo di sterpaglie di cui nessuno si era mai occupato.

Mimma e la sua collega Maria Grazia iniziarono a pulire la parte retrostante e a mettervi a dimora i primi alberi e dei cespugli di rose.

Quando vi portai per la prima volta una mia classe seconda, Mimma aveva alloggiato su un ulivo una casetta di legno per gli uccellini che, si può facilmente immaginare, catalizzò per tutto il tempo l’interesse dei bambini mettendo in secondo piano i preziosi frutti verdi dell’albero sui quali doveva vertere l’uscita.

Un vuoto da colmare

Poco dopo la scomparsa di Mimma, preceduta purtroppo da quella di Maria Grazia, io cambiai scuola e ruolo ma rimasi, e lo sono tutt’ora, sempre in contatto con alcune colleghe amiche che mi tengono al corrente su tutto.

In particolare lo fa Carmen, che mi invia dossier fotografici periodici su quel che accade là ed è a lei che oggi dobbiamo questo racconto.

«Per colmare il vuoto che Mimma e Maria Grazia avevano lasciato», dice Carmen ricordando i primi tempi, «il modo più consono ci sembrava quello di proseguire ciò che entrambe avevano solo potuto avviare e di continuare a dare vita ai loro desideri».

Così, nell’ormai lontano 2013, Carmen e i mariti delle due maestre iniziarono, con l’aiuto di un amico esperto, un intenso e amorevole lavoro che andò presto ben oltre le loro aspettative.

Ripulirono il giardino, zapparono la terra, posizionarono una recinzione realizzata con materiali di scarto e prepararono i solchi per dare vita ad un orto. In quella prima fase vennero anche costruite otto casette per gli uccelli che furono posizionate sui vari alberi.

Il 21 marzo di quell’anno, con una grande festa di inaugurazione, tutti i bambini della scuola furono coinvolti nella piantumazione dei fiori, delle piante e delle prime colture. 

Un orto corale

Da quel momento ha preso il via una rete virtuosa che ha coinvolto numerosissimi volontari soprattutto genitori e nonni che una volta al mese, di sabato, muniti di guanti e attrezzi da campagna, continuano  ad occuparsi con entusiasmo, assieme a maestre e bambini, del loro orto-giardino. 

Durante gli anni c’è stata anche più volte la collaborazione della Legambiente e della Protezione civile.

Nel 2019, prima della pandemia, il lavoro collettivo si è esteso oltre, in una zona laterale, dove è stato allestito un gazebo con delle panchine che costituiscono un angolo lettura. Anche il viale d’ingresso della scuola è stato abbellito con rosmarino, santolina e lavanda, arbusti in grado di resistere alla calura romana dei mesi estivi.

I fondi per continuare a portare avanti il progetto sono di esclusiva gestione dei genitori che in autonomia organizzano sistematicamente fiere e mercatini.

Quanto ai frutti dell’orto, ne viene osservata la stagionalità e la breve filiera prevede la loro fine nei piatti dei bambini, attraverso la rivisitazione più appetibile che ne riesce a fare la cuoca Lucia.

Così in inverno si raccolgono e si mangiano cavoli, cavolfiori, lattuga e pomodori al rientro dalle vacanze.

Ma vi è un’ulteriore catena produttiva che si mette in moto: i bambini fanno l’olio e la marmellata che poi portano a casa come trofei, al posto dei più comuni lavoretti svolti per le festività.

Prendersi cura come cura

Le ultimissime novità del progetto sono che quest’anno la scuola ha partecipato all’iniziativa Un albero per il futuro e ha ricevuto dall’ente forestale una quindicina tra alberelli ed arbusti della macchia mediterranea. Ginepri, lecci e corbezzoli sono stati piantati da alunni e maestre a corollario dell’angolo-lettura.

Non ci è dato prevedere quante classi scolastiche dovranno ancora avvicendarsi affinché questi ultimi alberi proteggano dai raggi solari le lezioni all’aperto dei bambini, si può facilmente comprendere invece di quali enormi vantaggi abbiano sinora giovato le classi della scuola “Amici di Meglio”. Ovvero quali siano i “frutti” sinora raccolti.

Gli alunni prendono cura del loro verde, conoscono e a distinguono molte specie vegetali, seguono i passaggi della crescita delle colture, cooperano tra loro, raccolgono e trasformano i prodotti del proprio lavoro ricevendo da queste attività primitive e primarie, di cui ogni bambino dovrebbe poter fare esperienza, insegnamenti fondamentali quali il rispetto, l’attenzione, la pazienza, l’attesa, la previsione, la responsabilità, il senso del precario, la fatica. 

Una fruttuosa eredità

L’eredità di Mimma è stata fatta fruttare: lo spazio dell’aula è diventato troppo stretto per tutti, nella mia ex scuola.

Maestra Carmen e le maestre che la seguono nel suo impegno e in quella che oggi è divenuta una passione, ha compreso che la riscoperta del contatto con la terra può promuovere e stimolare il senso civico dei bambini più di mille parole lette sui libri. Che il rapporto con la natura non è solo estetico e contemplativo ma deve passare attraverso un approccio consapevole ed attivo.

Mimma, Maria Grazia, Gian Carlo, Vincenzo, Carmen, le altre tante colleghe, i numerosi volontari genitori e nonni con il loro impegno continuano a far fiorire la scuola, dentro e fuor di metafora.

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