Siamo ancora a novembre, ma l’atmosfera del Natale si fa già sentire. A scuola cominciano i preparativi: gli addobbi in corridoio, la preparazione dei manufatti, l’organizzazione della recita e la scelta dei canti. In questo articolo, Maria Concetta Messina ci suggerisce come prendere spunto da queste attività per dare vita a nuove situazioni di apprendimento.

Se il Natale è il 25 dicembre, a scuola ha inizio sempre i primi di novembre. Ci sembra di essere ancora lì, a raccontarci le nostre vacanze estive, che già si impongono la scelta della recita, l’assegnazione dei ruoli e le prove due volte a settimana.
Non abbiamo ancora iniziato a casa il cambio di stagione che già riecheggiano i cori o i motivetti in inglese nell’aula accanto e resuscitano dagli sgabuzzini le scale a pioli per allestire gli addobbi di rito nei corridoi. Il programma del nuovo anno è appena stato accennato che già i tutorial dei lavoretti manuali da eseguire per Natale hanno intasato la memoria del cellulare di maestri e maestre.
Natale a scuola è cosi, arriva prima.
Oltre i linguaggi espressivi
Parlando da un punto di vista esclusivamente didattico, diremmo che recitazione, canto e bricolage costituiscono linguaggi espressivi ed artistici, che queste attività promuovono le abilità manuali, la coordinazione, il ritmo, la memoria, in pieno spirito di gruppo e di cooperazione, come la santa festa richiede.
Eppure c’è un’ulteriore prospettiva, tipica e caratteristica della scuola primaria, attraverso la quale i lavori propedeutici al Natale potrebbero prendere nuova luce. Se escludiamo infatti le cosiddette “discipline di studio”, quali la Storia, la Geografia e le Scienze, che soprattutto dalla classe terza hanno conoscenze e argomenti specifici, per tutto il resto ci sono solo obiettivi e traguardi, perseguibili con i contenuti più svariati.
Una nuova prospettiva per obiettivi e traguardi di apprendimento
Mi spiego meglio: se dobbiamo insegnare agli alunni a descrivere un ambiente in modo dinamico, o con una linea di osservazione particolare, non è importante il tipo di ambiente che decidiamo di descrivere. Il lungo corridoio con i nuovi addobbi pendenti, potrebbe essere perciò l’oggetto della descrizione. Capovolgiamo contenuto e modalità.
Se abbiamo costruito un oggetto manualmente, come ricordo natalizio, potremmo far scrivere un testo regolativo, o esaminare dal punto di vista scientifico i materiali utilizzati.
Se è una recita che decidiamo di organizzare, potremmo approfondire il discorso sulle specificità del testo teatrale e del discorso diretto. Potremmo far riscrivere il testo in forma narrativa e poi anche effettuare delle operazioni di sintesi. Potremmo comporre testi misti, quali gli inviti, scrivere lettere, inventare filastrocche e poesie natalizie anziché copiarle, e scrivere addirittura fiabe in forma collettiva o per piccoli gruppi.
Lo stesso discorso vale anche per la matematica. Basterebbe problematizzare ogni situazione e stimolare soluzioni. «Se il corridoio della scuola è lungo 30 metri e volessimo mettere gli addobbi distanziati due metri l’uno dall’altro, quanti ne dovremmo preparare?» Concetti quali la stima, le frazioni, i ritmi, le classificazioni e tanti altri, sono tutti rapportabili alle attività che si svolgono a scuola per Natale.
L’esperienza: un forziere di tesori per l’apprendimento
Lavorare con i bambini ha proprio questo di bello, che tutte le esperienze che a scuola si compiono, possono a loro volta costituire l’oggetto e il soggetto per altre nuove riflessioni e attività. Possono veramente diventare un forziere di tesori, ai quali attingere per rendere più motivante ed accattivante ogni tipo di apprendimento.
Una volta una cara collega che non c’è più mi disse: «Il libro di testo sono io!».
Ecco, facciamo che il libro da noi adottato sia la nostra vita scolastica, anche quella che anticipa il Natale.
Auguri!




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