L’italiano continua a essere una delle lingue più studiate e amate nel mondo. I dati e le ricerche internazionali evidenziano il suo ruolo non solo come veicolo culturale, ma anche come strumento di connessione sociale. Anche nella scuola italiana cresce l’attenzione per l’integrazione linguistica con progetti educativi. La risposta di Gaia Edizioni per la primaria è l’innovativo percorso didattico Parole per il mondo PIÙ.
Si è da poco conclusa la XXV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, istituita nel 2001 dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).
Il tema di quest’anno, “Italofonia, lingua oltre i confini”, ne sintetizzava bene i contenuti: celebrare il ruolo dell’italiano come strumento di connessione tra persone di tutto il mondo e rafforzare il legame con la nostra cultura e il nostro Paese. Per l’occasione, l’Accademia della Crusca, come da tradizione, ha distribuito un libro digitale gratuito, con contributi sulla diffusione dell’italiano al di fuori delle aree italofone.

La diffusione e lo studio dell’italiano
L’italiano continua a essere una delle lingue più amate al mondo. Non solo per la sua musicalità o per i versi danteschi, ma perché racconta lo spirito di un Paese che affascina con la sua cultura, l’arte, la musica, la cucina e il modo di vivere.
La sua diffusione nel mondo è frutto di un lungo percorso: dai primi emigrati che portarono la lingua nei cinque continenti, agli Istituti Italiani di Cultura, nati per promuoverla ufficialmente all’estero.
Negli ultimi decenni il Ministero degli Esteri ha condotto numerose indagini per misurare la presenza dell’italiano, con un lavoro capillare che ha coinvolto ambasciate, scuole, università e associazioni come la Società Dante Alighieri. Eccone una breve panoramica.
Indagini e ricerche
La diffusione dell’italiano fuori dall’Italia è stata osservata sistematicamente per la prima volta nel 1979, grazie a un’indagine del Ministero degli Affari Esteri che permise di mappare i primi dati concreti.
Nel 1987, con lo studio di Ignazio Baldelli dal titolo La lingua italiana nel mondo. Indagine sulle motivazioni allo studio dell’italiano, commissionato dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, si fece un ulteriore passo avanti. L’indagine non si limitava infatti a contare gli studenti, ma cercava di mettere a fuoco le ragioni della scelta di imparare l’italiano. Tra chi lo studiava, c’erano soprattutto donne e studenti, con motivazioni diverse tra gli italo-discendenti e gli altri stranieri curiosi della cultura italiana.
All’inizio del secolo, il linguista Tullio De Mauro guidò una ricerca basata sugli Istituti Italiani di Cultura, pubblicata poi nel libro Italiano 2000. Lo studio evidenziò un crescente interesse per l’italiano, soprattutto nei Paesi con legami commerciali con l’Italia. Tra le motivazioni degli studenti spiccavano tempo libero (il 33%), interessi personali (il 26%) e lavoro (il 22%).
La ricerca confermò anche la gerarchia delle lingue straniere: inglese sempre al primo posto, seguito da francese, spagnolo e tedesco. Solo chi già parlava tre lingue sceglieva l’italiano come quarta, collocandolo quindi al quinto posto nella preferenza globale, risultato comprovato anche dall’indagine Italiano 2010 di Claudio Giovanardi e Pietro Trifone. Ciononostante, sui media e talvolta anche livello istituzionale, continuò a circolare l’idea, non confermata dai dati, che l’italiano fosse la quarta lingua più studiata al mondo.
I numeri nel mondo
L’indagine Italiano 2020 ha fornito uno sguardo più dettagliato, coinvolgendo 153 osservatori privilegiati, come insegnanti, imprenditori, funzionari e intellettuali, e ha permesso di stabilire la posizione dell’italiano nelle preferenze linguistiche in diversi Paesi.
Da questo studio emerge che l’italiano si colloca generalmente tra il secondo e il settimo posto, a seconda del Paese: molto apprezzato in Albania, Argentina, Australia, Malta e Serbia, mentre in grandi Paesi come Giappone e Cina rimane meno diffuso. In Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania occupa posizioni tra il terzo e il quarto posto, confermando il suo ruolo come lingua straniera studiata con interesse ma ancora dopo inglese, francese, spagnolo e tedesco.
Secondo i dati più recenti forniti dall’Ethnologue e dal Ministero degli Affari Esteri, sono 85 milioni in tutto le persone nel mondo che parlano italiano, tra 65-67 milioni di madrelingua (Italia, Svizzera, San Marino e alcune zone di Slovenia e Croazia) e oltre 18 milioni come seconda lingua.
E per restare sempre in ambito di statistica quantitativa, diamo un’occhiata ai risultati delle indagini MAECI sullo studio dell’italiano negli ultimi anni: nel 2012-13 i nuovi studenti sono stati circa 1,5 milioni, per salire a 2,23 milioni nel 2014-15, picco massimo registrato. Dopo questo “dato record”, si è registrata una lieve flessione: 2,06 milioni nel 2019-20, ultimo dato disponibile.
Alla primaria in Italia: L2 per stranieri
Negli ultimi anni, il numero di alunni stranieri nella scuola primaria italiana ha registrato un aumento importante. Come evidenziato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dall’Istituto Nazionale di Statistica, nel 2012/13, gli alunni con cittadinanza non italiana nella scuola primaria erano 276.129. Nel 2022/23, questo numero è salito a 330.143 (pari al 13,3% della popolazione scolastica primaria), con un incremento del 20% rispetto a dieci anni prima.
Si tratta di un fenomeno che mostra un cambiamento significativo nella composizione demografica delle scuole primarie italiane, con implicazioni importanti per la formazione e l’inclusione scolastica.
Per rispondere a questa necessità, Gaia Edizioni Scuola ha sviluppato il progetto Parole per il mondo PIÙ, un percorso strutturato che valorizza le potenzialità degli alunni stranieri e coinvolge anche gli italofoni, stimolando comunicazione, lettura, scrittura, creatività e collaborazione. L’obiettivo è supportare l’integrazione dei nuovi arrivati e rendere bambine e bambini protagonisti del loro apprendimento.





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