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Avviare gli alunni alla scrittura dei primi testi

Le esperienze fatte in classe possono diventare un’ottima occasione per cominciare a scrivere i primi testi sotto la guida dell’insegnante. Maria Concetta Messina ci parla dell’importanza del ricordo e dell’osservazione e ci indica le fasi di una possibile metodologia

Quando i bambini hanno appreso la tecnica della scrittura, ossia quando sono diventati autonomi nella decodifica dei fonemi in grafemi e si divertono nel provare a scrivere da soli, si può cominciare ad avviare la classe prima verso la composizione dei primi brevissimi testi.

La guida dell’insegnante, in questa fase, si fa più che mai determinante.

Non dobbiamo andare troppo lontano per trovare i contenuti e gli spunti di lavoro perché la classe vive nella sua quotidianità una serie infinita di esperienze che, se sappiamo coglierle e valorizzarle, si prestano a divenire occasione di scrittura.

Il ricordo e il racconto

Gli strumenti iniziali di cui ci serviremo saranno soprattutto due: il ricordo e l’osservazione. Useremo il primo quando chiederemo ai bambini di “riprendere” e raccontare a voce un’attività che hanno svolto, qualcosa che è successo, un episodio che li ha coinvolti, una lezione particolare. Scriveremo così delle brevi cronache di fatti scolastici:

  • Ieri era una bella giornata. Abbiamo mangiato la merenda e siamo usciti in cortile a giocare. Mara è caduta e ha pianto.
  • Ieri Alessandro ha perso il primo dentino. Il topolino non gli ha portato neanche un soldo.
  • Oggi siamo andati in giro per la scuola con il maestro Marcello. Abbiamo visto le altre aule, abbiamo visto i corridoi, abbiamo visto la segreteria. Ci siamo divertiti.

L’ esposizione orale che precede la scrittura, va sempre accompagnata dall’insegnante che orienterà  gli alunni verso la focalizzazione dei momenti  più salienti dell’esperienza .

Queste forme di scrittura hanno un aspetto narrativo e autobiografico.

L’osservazione e la descrizione

Quando useremo l’osservazione, scriveremo delle piccole descrizioni. Ci sarà sufficiente prendere un oggetto, guardarlo con attenzione e indurre i bambini a riportarne le caratteristiche principali. Basteranno due o tre aspetti. Si potrà in seguito passare alla descrizione di un/a compagno/a.

  • La lavagna è grande, nera e rettangolare. Ha una cornice di legno. Sulla lavagna scriviamo con i gessi bianchi e disegniamo con i gessi colorati.
  • Mario è alto e magro. Ha i capelli neri neri. Mario è un bambino attento e ordinato. Mario ha imparato a leggere molto bene.

Fasi di metodo

Se volessimo sintetizzare un iter metodologico di avvio alle prime composizioni, queste sarebbero a mio avviso le fasi:

  1. L’insegnante stimola i bambini a parlare di un fatto o di un episodio che la classe ha vissuto. Il fatto viene ripetuto due o tre volte in forma sintetica, nelle sole frasi che si concorda di scrivere.
  2. L’insegnante appunta rapidamente su un foglio le frasi dettate dagli alunni, apportandovi  se opportuno minime modifiche.
  3. L’insegnante rilegge agli alunni le frasi  affinché essi ascoltino la globalità del testo che andranno a scrivere.
  4. Il testo viene dettato.
  5. Il testo viene riletto dai bambini a voce alta almeno due o tre volte.
  6. Mentre i bambini fanno il disegno, l’insegnante  controlla le inesattezze sui quaderni e le fa osservare sul momento ad ogni singolo alunno.

I primi testi , costruiti e organizzati collettivamente secondo queste modalità, potranno  avere anche  un minimo di pianificazione, un ordine stabilito sotto forma di schema, che aiuti gli alunni nella successione delle frasi da scrivere.

Man mano che il tempo passa, ai bambini potrà essere richiesto di scrivere da soli. Consiglio però di svolgere sempre prima, assieme, l’attività di verbalizzazione orale per fare in modo che essi si sentano più sicuri.

Semplificare e arrivare al punto

Un ultimo aspetto su cui mi preme soffermarmi è il tipo di sintassi utilizzata in queste prime composizioni. Analogamente agli accorgimenti che si dovrebbero avere quando si scelgono le prime letture, anche in questo caso è molto importante  avere rispetto della lingua dei bambini.

Le frasi formulate con la classe dovranno essere semplici, brevi e lineari. Saranno bandite possibilmente le subordinate, gli incisi e i soggetti sottintesi, e saranno benvenute le ripetizioni.

I bambini, che non dimentichiamo essere ancora lenti nella lettura, potranno così comprendere meglio i propri testi durante la rilettura e non si perderanno tra i meandri dei significati di frasi troppo lunghe o complesse. Prima arriva il punto fermo e meglio è.

Se c’è un obiettivo prioritario da perseguire, in classe prima, è  quello di far percepire agli alunni il senso della frase, facendo capire loro quando ne arriva la conclusione: il punto, appunto. Ci sarà tempo per l’arricchimento sintattico, per l’uso graduale dei sinonimi e dei pronomi, per la complessità. Il momento arriverà in modo naturale, come per tutte le cose.

E, a proposito di punto, questo post mette il punto ai nostri appuntamenti mensili dedicati alla classe prima.

Ringrazio tutti gli insegnanti che li hanno seguiti con interesse e che hanno ritenuto utili le mie riflessioni e i miei suggerimenti.



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