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CLIL e buone pratiche

Le autrici de “La GuidAgenda CLIL” tracciano un profilo del docente che desidera sperimentare questo approccio integrato per l’apprendimento e dei vari aspetti che costituiscono la cornice pedagogica di ogni lezione.

CLIL e buona pratiche

CLIL è l’acronimo di Content and Language Integrated Learning, vale a dire l’insegnamento integrato di contenuto non linguistico in una lingua diversa dalla lingua madre.

È un nuovo approccio metodologico che trae le sue origini dal cross-curricular teaching, ovvero l’interdisciplinarità degli insegnamenti, arricchita dal punto di vista cognitivo, poiché l’apprendimento è su due livelli, quello della disciplina e quello della lingua.

Identikit dell’insegnante CLIL

L’insegnante che desidera sperimentare la metodologia CLIL:

  • è un docente motivato: il CLIL è una sfida, richiede tempo per lo studio, tempo per la programmazione e la realizzazione dei materiali da presentare agli alunni;
  • ha una buona padronanza della lingua nelle sue quattro abilità: il listening per ascoltare/vedere materiali autentici, lo speaking per presentare agli alunni i contenuti della disciplina nella lingua veicolare e per parafrasare nel momento del bisogno, il reading per poter accedere alla lettura di testi accademici, il writing poiché deve saper scrivere appunti, mappe, schede in LS (lingua straniera);
  • ha una buona conoscenza della materia che intende veicolare con la lingua straniera;
  • è consapevole dei propri punti di forza e debolezza per intervenire su di essi e migliorarsi.

Alcuni esempi di buone pratiche del CLIL

La prima azione che l’insegnante CLIL dovrà mettere in atto è la creazione di un clima positivo nella classe. Sappiamo che si apprende meglio quanto più sono alte tra gli alunni abilità come la confidenza, la comunicazione, la collaborazione, la cooperazione.

Sarà dunque cura dell’insegnante promuovere lo sviluppo personale e sociale, l’autostima e il benessere degli alunni. Stabilirà quindi, insieme con gli alunni, le regole condivise della classe (inizialmente anche in L1), perché le attività proposte possono creare “confusione”; il rispetto delle regole sarà ottenuto con fermezza ma anche con tolleranza o i bambini non avranno la necessaria libertà per sperimentare la lingua senza paura. 

Anche la disposizione dei banchi ha rilevanza nel favorire la comunicazione: ad esempio con i banchi a ferro di cavallo tutti vedono tutti e si crea nel centro lo spazio per le attività di TPR (Total Physical Response), di canto, per mettere il tappeto per il momento dello storytelling; mentre i banchi a isole sono indispensabili per i lavori di gruppo.

La metodologia CLIL prevede che lezioni siano centrate sull’apprendente; ciò significa che il ruolo dell’insegnante non è più quello di esperto che traspone dei contenuti, ma di facilitatore nel favorire il protagonismo nell’apprendimento dei discenti. 

Va da sé che a questo punto la lezione non è più frontale, perché gli alunni sono componenti attivi della lezione, nel momento in cui vengono lasciati parlare, ascoltare e lavorare insieme, così che possano apprendere l’uno dall’altro e non solo dall’insegnante.

Fondamentale, nell’approccio CLIL, è la programmazione, che deve essere stilata tenendo sempre presente The 4 Cs Teaching Framework (Do Coyle, 1999), una cornice pedagogica i cui lati sono:

1. Content

Sono le competenze che l’alunno deve acquisire nei confronti del contenuto della disciplina.

Nel programmare, l’insegnante dovrà selezionare, all’interno della disciplina che insegna, un percorso da presentare in CLIL, quindi avere chiari gli obiettivi da raggiungere, che devono essere realistici ed essenziali; privilegerà attività che possano incontrare l’interesse dei bambini, che siano perciò divertenti, motivanti e significative, impegnative ma fattibili allo stesso tempo (né troppo facili né troppo difficili).

Ma soprattutto che valorizzino gli stili cognitivi con l’utilizzo di strategie e tecniche, quali cooperative learning, learning by doing, brainstorming, role play, circle time, drammatizzazioni e attraverso attività cui dare aspetto prioritario: storytelling, rhymes and chants, songs, Total Physycal Response

2. Communication

L’uso della lingua per apprendere, e apprendere l’uso della lingua per comunicare.

Gli argomenti/contenuti da veicolare in lingua straniera saranno presentati dall’insegnante utilizzando un lessico semplice, adeguato all’età e al livello di competenze linguistiche e disciplinari già acquisite dagli alunni, enfatizzando gli interventi sull’aspetto orale, aiutandosi con il linguaggio mimico-gestuale, facendo largo uso di supporti visivi (flash cards di immagini, simboli, numeri, poster, schemi, grafici, mappe, oggetti e materiali della vita quotidiana utilizzati come sussidi didattici, i cosiddetti realia…), di strumenti multimediali (computer, LIM) e il maggior uso possibile di materiali autentici.

L’insegnante svilupperà negli alunni dapprima le abilità ricettive di ascolto e, in un secondo momento, anche quelle produttive, accettando, all’inizio, anche risposte non verbali (semplici gesti) o l’uso della L1.

Grande sarà la tolleranza degli errori, che vanno corretti in modo non punitivo; bisogna infatti tenere presente che l’obiettivo del CLIL è il contenuto della materia di studio, mentre la lingua ne è il veicolo. 

3. Cogniton

Il rinforzo delle abilità cognitive sottese alla formazione dei concetti, alla comprensione e al linguaggio.

L’insegnante avvierà gli alunni a lavorare autonomamente, ad acquisire strategie di apprendimento, ma soprattutto di comunicazione, non solo per le attività di classe, ma anche da applicare fuori dall’aula, in situazioni differenti. 

4. Culture

Ovvero la dimensione interculturale.

Ovvero l’aggancio dei contenuti all’ambiente in cui vivono i bambini ma anche a scambi di esperienze e gemellaggi con altre scuole (progetti Etwinning, per esempio).

Differenze metodologiche tra insegnamento LS e CLIL

Lingua stranieraCLIL
ProgrammaCentrato sulla lingua.Centrato sul contenuto.
Durata dell’unitàSecondo le unità nel libro di testo.
Centrata sugli obiettivi linguistici.
Attività brevi e variate.
Unità più lunghe centrate su:
– argomenti;
– compiti;
– abilità.
Piano della lezioneCentrato su:
– lingua;
– attività soprattutto orali;
– input controllato ed esercizi.
Obiettivi centrati sui contenuti.
Analisi della lingua necessaria
(strutture e lessico).
Abilità di ascolto, ma anche lettura e scrittura.
CompitiCentrati su:
– attività orali;
– attività produttive;
– esercizio controllato.
Centrati su:
– argomento della disciplina;
– attività orali e produttive, ma con maggior apporto di materiale visivo.
Scelta della linguaIdealmente solo la L2.L’insegnante soprattutto in LS, può usare la L1 per scopi specifici (code switching).
L’alunno (soprattutto all’inizio) può usare la L1.
Importante stabilire regole per l’uso delle due lingue.

(Schema riadattato da TIE-CLIL, Modulo5, Fonte: John Clegg, Changes in Pedagogy to Accommodate Content Objectives, IATEFL Conference, Edinburgh, 1999)

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