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Idee per le verifiche alla primaria

Alla scuola primaria la valutazione è continua e si basa sia su prove strutturate sia su osservazioni in itinere. Le verifiche in piccoli gruppi consentono di raccogliere dati utili in modo inclusivo, adattabile ai diversi livelli e alle discipline.

Idee per le verifiche alla primaria

Il tempo delle verifiche, alla scuola primaria, non termina mai. Si parte con i test di ingresso, poi ci sono le prove in itinere e, ovviamente, quelle finali. Questa routine si dovrebbe ripetere in modalità multilivello per tutelare i BES e per ogni argomento/obiettivo/unità didattica o di apprendimento.

Per sopravvivere, i docenti sviluppano prontamente alcuni “superpoteri”, compreso “l’occhio clinico”, ovvero le osservazioni in itinere che risolvono molti problemi.

Nella nostra classe, per favorire un clima sereno, sottoponiamo la classe ad alcuni test da svolgere in piccoli gruppi, con i vantaggi che vi andiamo a spiegare.

Questa attività, che sembra un gioco, può fornire molte informazioni se la classe è osservata dall’occhio attento del docente; inoltre è un’attività multilivello, quindi inclusiva, e può essere facilmente adattata a tutte le discipline.

Attività-gioco per verifiche alla primaria

Materiali:

  • mazzo di carte-frasi: almeno una per ogni alunna/o;
  • mattoncini creativi da costruzione di colori diversi: un pezzo per ogni alunna/o;

Diamo un cartoncino con la frase e un mattoncino a ogni alunna e alunno. Possibilmente scegliamo un colore diverso per identificare le squadre (non è obbligatorio). 

L’allegato qui sotto contiene il kit delle domande che abbiamo usato per testare Storia e Scienze in una classe seconda.

Svolgimento

Dividiamo la classe in 2 gruppi, per esempio: A-B. Ogni alunna/o riceve un cartoncino con una frase da leggere.

  • Inizia la squadra A.
  • Un componente di questa squadra sceglie un componente della squadra B e gli legge la propria frase.
  • Il componente della squadra B dovrà decidere se la frase è vera o falsa. Nel caso in cui sia falsa, dovrà spiegare e correggere l’errore. Il tempo per rispondere è di un minuto e si può chiedere aiuto a uno solo dei propri compagni.
  • Successivamente è il turno dell’alunno della squadra B che ha risposto (anche se ha sbagliato): leggerà il proprio messaggio, dopo aver scelto l’avversario (della squadra A) che dovrà rispondere.

Ogni risposta esatta permette alla squadra di aggiungere un pezzo di costruzione per alzare la propria torre.

Chi riesce ad aiutare un compagno in difficoltà, suggerendogli la risposta esatta in base alle regole, guadagna il diritto di aggiungere un mattoncino alla torre della squadra.

Ovviamente, di regola, ciascuno legge e risponde solo una volta, ma tutti possono essere richiamati infinite volte ad aiutare un compagno/a di squadra.

FINE DEL GIOCO: il gioco termina quando tutti hanno terminato le domande: vince la squadra che ha la costruzione più alta.

Test finale

A conclusione del gioco, se vogliamo disporre di qualcosa di più concreto su cui valutare le conoscenze dei nostri alunni e alunne, possiamo preparare e distribuire una scheda di sole 10 frasi. Ciascuno di loro sarà chiamato a rispondere individualmente V per verità o B per bugia.

I vantaggi del gruppo

Questa modalità, assolutamente inusuale per svolgere delle verifiche, permette in realtà al docente di valutare, oltre alle conoscenze disciplinari, molte altre competenze che si manifestano solo in particolari contesti, ovvero:

  • abilità di lettura espressiva;
  • capacità di inibire la risposta (possiamo mettere delle penalità per scoraggiare chi risponde o suggerisce senza essere autorizzato);
  • capacità di ascolto (anche degli aiuti);
  • leadership;
  • autocontrollo;
  • capacità di leggere il non verbale per individuare a chi chiedere supporto;
  • memoria a breve termine.

Il supporto del gruppo rende inoltre particolarmente inclusiva questa attività, poiché consente a tutti gli alunni di rispondere correttamente e a noi docenti di individuare chi sia più preparato e chi meno.

La veste ludica abbatte l’ansia da prestazione: se bambine e bambini capiscono che queste prove vengono considerate al pari delle verifiche, perché viene messo alla prova non solo ciò che si sa ma anche come si agisce, sarà più facile per loro abituarsi all’idea di essere osservati e tutto diventerà “normale”, anche le temute verifiche.

A nostro avviso, inoltre, un po’ di sana competizione abitua i bambini ad accettare talvolta anche la sconfitta e costringe gli altri a mettere in pratica le basi del fair-play, mostrando empatia e rispetto verso chi è stato meno capace o fortunato.

Dinamiche di gruppo a scuola

Lavorare in gruppo, poi, promuove lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e di moltissime soft-skills: sostiene l’autostima dei più fragili e ridimensiona l’egocentrismo dei leader naturali, insegna il rispetto dei ruoli e dei tempi, spinge al soccorso reciproco, fa sperimentare il piacere di condividere e aiutare. Soprattutto permette a tutti di contribuire attivamente al successo del gruppo, anche a chi è consapevole di essere meno brillante degli altri in quel particolare contesto.

In altre parole, la coesione interna, ovvero l’unione dei membri del gruppo, si ottiene più facilmente quando esiste un obiettivo comune e una buona leadership. Il senso di appartenenza al gruppo, infatti, dà forza al singolo: i bambini acquisiscono spontaneamente la capacità di superare il proprio egocentrismo se comprendono che il successo è del gruppo e che il loro gruppo vince solo se:

  1. chi è più forte è disposto a sorreggere chi è in difficoltà, sostenendo senza criticare;
  2. chi è in difficoltà è disposto ad accettare l’aiuto degli altri, perché si sente accolto;
  3. c’è un leader (a volte è più di uno) che coordina il gruppo, che ricorda il compito e mantiene il focus dell’attenzione, controlla il tempo, contiene chi eccede e sostiene chi si isola, ascolta tutti ma scoraggia i conflitti inutili.

Se posti nelle giuste condizioni, anche bambini molto piccoli possono iniziare a mettere in pratica questi meccanismi e apprendere le strategie che rendono produttivo un gruppo di lavoro: sviluppano competenze relazionali, che altro non sono che le soft-skills di base che tutti noi adulti dovremmo saper gestire e utilizzare quotidianamente nel nostro lavoro di team.

Una possibile variante

Possiamo utilizzare questo “gioco” anche con i bambini delle classi più alte, per esempio chiedendo a ciascun gruppo di formulare frasi vere e frasi false su un particolare argomento che intendiamo valutare; inviteremo la classe a scriverle su un’apposita scheda fotocopiabile e le utilizzeremo per “interrogare” i compagni degli altri gruppi.

Questo materiale potrà essere conservato per incrementare nuove verifiche, per il ripasso e per il recupero, oppure lasciato a loro disposizione per il gioco libero durante l’intervallo.

La fase di preparazione delle affermazioni impone la conoscenza dell’argomento. Pertanto, ogni allieva/o è costretto a fare un’autovalutazione, a cui seguirà la necessità di utilizzare i testi e/o i compagni per fugare dubbi e lacune: si tratta di un’attività che induce un bisogno, e che, per questo, riesce a motivare l’apprendimento con molta efficacia.

In tal modo, l’intero processo è gestito quasi autonomamente dalla classe; l’adulto potrà assumere il ruolo di osservatore e “limitarsi” a fornire materiale e consegne, oltre che, naturalmente, a supervisionare i tempi e le dinamiche interne.

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