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Le fiabe come risorsa educativa

Le fiabe tradizionali continuano a rappresentare una preziosa risorsa educativa. Se vengono proposte in modo consapevole, possono aiutare bambine e bambini a sviluppare competenze linguistiche, emotive e critiche. Analizzandone in classe la struttura e i personaggi, possiamo anche stimolare attitudini come empatia e resilienza o riflettere insieme sui cambiamenti culturali e sociali avvenuti nel tempo.

C’era una volta una fiaba

Spesso noi adulti sentiamo il bisogno di proporre nuove storie, forse pensando che le fiabe tradizionali siano ormai superate, poco aderenti alla sensibilità attuale o, più semplicemente, meno stimolanti dopo anni di utilizzo didattico.

A volte, però, rischiamo di dimenticare che per ogni nuova generazione di bambine e bambini queste storie sono una scoperta inedita e rappresentano un importante legame culturale che, per lungo tempo, ha unito diverse generazioni.

A nostro avviso, sarebbe un peccato rinunciare a una parte così significativa della letteratura per l’infanzia: è un patrimonio condiviso che ha contribuito a creare un senso di appartenenza comune. Storie come quelle di Cenerentola o I tre porcellini erano conosciute ben prima delle versioni cinematografiche, perché tramandate attraverso la narrazione orale e i primi libri letti insieme.

La riflessione psico-pedagogica contemporanea ha giustamente avviato un confronto sul valore educativo e sui modelli culturali trasmessi da queste fiabe, talvolta mettendone in discussione l’uso.

Noi riteniamo che il significato di ogni racconto dipenda soprattutto dal modo in cui viene proposto e contestualizzato; per questo speriamo che la nostra proposta possa incontrare il vostro interesse e la vostra condivisione.

La struttura dei personaggi

La fiaba, tradizionale o moderna, ha uno schema fisso e dei ruoli precisi, aspetti che rendono questo genere letterario particolarmente adatto a sviluppare negli alunni e nelle alunne competenze di lettura e comprensione: la ripetitività risponde infatti al bisogno di anticipazione e di rassicurazione, e rende più facili le prime attività di analisi del testo, divisione in sequenze, avvio al riassunto.

La lettura espressiva

I dialoghi si prestano ad essere letti come semplici copioni teatrali che allenano alla lettura espressiva (per esempio: la maestra legge la parte del narratore e due bambini, a turno, leggono il dialogo di Cappuccetto Rosso e del Lupo nel letto della nonna, giocando con le voci). 

L’intelligenza emotiva

I personaggi sono rappresentati più nei tratti salienti del carattere che negli aspetti esteriori. Spesso, infatti, viene descritto il loro stato d’animo ancor prima delle loro azioni (Cenerentola è delusa, la Matrigna è invidiosa, i nanetti sono preoccupati e premurosi). Questo rappresenta uno stimolo prezioso allo sviluppo dell’intelligenza emotiva in bambine e bambini : soffermiamoci, dunque, su questi aspetti per migliorare l’empatia, impariamo ad osservare i comportamenti associati alle singole emozioni ma anche gli eventi che li determinano, in una relazione causa-effetto, per poi arrivare al lessico delle emozioni.

Il pensiero critico

Sappiamo bene che le fiabe ripropongono stereotipi oggi non più così condivisi. Possiamo quindi utilizzare queste fiabe per invitare i bambini a riflettere sul fatto che queste storie sono ambientate in un altro tempo, in un contesto sociale e culturale diverso, C’era una volta… Tanto tempo fa… Ma proiettati nella contemporaneità, come sarebbero questi personaggi? Chissà… forse lo specchio magico sarebbe un telefono cellulare e la matrigna un patrigno!

Conclusioni

Questa attività si rivela molto utile per sviluppare in alunne e alunni alcune importanti competenze e attitudini. Come queste:

  • riconoscere che tutte le fiabe seguono uno schema rigido, una cognizione che semplifica la comprensione del testo;
  • riconoscere le caratteristiche dei personaggi e riflettere sul fatto che si rifanno a pregiudizi e stereotipi validi in passato ma non più oggi, perché alcune convinzioni possono cambiare nel tempo. Un esempio per tutti? È ormai opinione condivisa che le donne non sono tutte deboli e indifese e che i maschi non sono tutti forti e coraggiosi!
  • riflettere sul fatto che la distinzione tra buoni e cattivi o tra vittime ed eroi è valida solo nelle fiabe, perché nella realtà siamo tutti un po’ buoni e un po’ cattivelli; che la vendetta non è giustizia; che ogni volta che aiutiamo qualcuno diventiamo degli eroi. È giusto sviluppare la consapevolezza di bambine e bambini su questo tema: è noto che il bullismo si nutre dell’omertà e dell’immobilismo dei testimoni, per questo ha valore il coraggio di opporsi al bullo, proprio per difendere la vittima che da sola sarebbe destinata a soccombere.
  • imparare la resilienza: i protagonisti “buoni” sono vittime di un destino crudele senza avere alcuna colpa ma non reagiscono mai in modo vendicativo; 
  • sviluppare la fiducia nel prossimo: tutti i protagonisti si avvalgono di qualcuno che con coraggio mette a rischio la propria incolumità per aiutarli (a volte, giocando la fantasia, si arriva addirittura alla magia!);
  • alimentare la speranza nella giustizia: il problema si può risolvere, il “cattivo” viene spesso punito e, anche se dubitiamo che i buoni “vissero tutti felici e contenti”, ci piace terminare con un bel lieto fine.

Materiali

Le fiabe sono reperibili ovunque, possono essere lette o semplicemente raccontate. Oppure possiamo ricostruirle insieme a bambine e bambini, chiedendo a loro di raccontare quello che sanno.

Qui di seguito, alleghiamo l’adattamento di alcuni famosi dialoghi che abbiamo tratto da due fiabe della tradizione, pronti da stampare e utilizzare per la lettura a copione.

In genere i bambini amano questo tipo di attività, recitano con impegno e ascoltano divertiti: ogni lettura è interpretata in modo diverso, ogni attore ci mette sempre un po’ del suo, e questo mantiene alta l’attenzione.

Solo chi legge ha il foglio con la propria parte evidenziata, gli altri ascoltano.

Alla fine, i fogli passeranno ad altri attori che avranno 5 minuti per leggere la loro parte prima di “esibirsi”. Tutto si ripete fino a quando tutti avranno provato almeno una volta. 

La semplicità del testo rende possibile assegnare le parti più lunghe a chi è più competente e le parti più corte a chi è più in difficoltà. 

L’allenamento consente a tutti di avere prestazioni all’altezza del compito dando la possibilità a tutti di partecipare attivamente. Come sempre, riteniamo indispensabile pensare ogni nostra attività in un’ottica multi-livello per garantire inclusione e senso di appartenenza.

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