Il blog di didattica per la scuola primaria

L’importanza del parlato

Le Indicazioni nazionali per il curricolo designano il parlato, assieme all’ascolto, come primo nucleo tematico relativo all’insegnamento dell’Italiano.

Maestra legge ai bambini piccoli

Ma quando si ha una classe prima, ho sempre avuto l’impressione che il parlare da curare non fosse tanto quello dei bambini, quanto piuttosto quello dell’insegnante.

La chiarezza al primo posto

Mi è capitato sempre, non solo i primi anni, di avvertire un lieve senso di imbarazzo e di disagio ogni qualvolta mi sono trovata nuovamente a dialogare  con alunni così piccoli, e l’imbarazzo era maggiore se l’anno prima avevo lavorato con alunni di una quarta o di una quinta. Non ci si rende conto infatti di quanto anche il nostro modo di parlare cambi nel corso del tempo mentre accompagniamo il percorso quinquennale di una classe.

La consapevolezza arriva in una classe prima, quando dobbiamo anche noi reimparare a comunicare con dei bambini di sei anni. Sembra facile ma non lo è. Sembra di poco conto, ma non lo è.

Il nostro modo di rivolgerci ai bambini incide tantissimo sulla riuscita del loro apprendimento e sarà il nostro modo di interagire verbalmente con loro a farci conquistare il podio ai loro occhi: “la maestra spiega bene, la capiamo”.

L’arte difficile del parlar facile

Ma vi sono segreti per quest’arte? Proviamo a individuarne qualcuno.

  • Semplifichiamo le nostre frasi, senza tuttavia banalizzare e impoverire troppo il lessico. Usiamo per lo più frasi brevi e chiare, prive di incisi e di subordinate. Non diciamo “Dopo aver completato l’attività, e aver sistemato l’occorrente, faremo una pausa” ma preferiamo “Prima finite il lavoro sul quaderno e poi sistemate ogni cosa nello zaino. Dopo faremo una pausa“.
  • Evitiamo l’impersonale: non “Si farà un gioco” ma “Faremo un gioco”.
  • Evitiamo l’uso figurato e la polisemia delle parole: “ponte” per i bambini ha ancora un unico significato, come stella, come roccia, come coniglio.
  • Non usiamo (per il motivo sopraindicato) il linguaggio umoristico o non scherziamo sottilmente: i bambini di sei anni sono capaci di ridere per un quarto d’ora se vedono qualcuno spaventarsi per l’entrata in scena di un’ape nell’aula o se si racconta loro di qualcuno che cade a terra, ma non colgono le sfumature ironiche e prendono tutto alla lettera, proprio perché si fermano al primo, più elementare significato delle parole. Non vuol dire rimanere seri ma imparare a ridere, per ora,  delle cose che fanno ridere loro.
  • Utilizziamo i meccanismi della ridondanza e della  ripetizione, serviamoci di analoghi schemi comunicativi. Sono molto importanti per dare sicurezza e creare un clima di vera comprensione (ripetiamo ogni giorno “Scriviamo la data alla lavagna. Oggi mi fa da aiutante…”).
  • Non diamo mai nulla per scontato. Un espediente per non cadere nella trappola è tenere sempre aperta la domanda, quando si dialoga con i bambini, se quello che si sta dicendo è compreso nell’istante stesso in cui lo si sta ascoltando.

“Mauro non ti sei comportato correttamente” sarà sostituito da “Mauro non ti sei comportato bene”. Ricorriamo piuttosto a sinonimi per dire la stessa cosa: “La tua mamma sarà dispiaciuta, sarà triste, non sarà contenta”.

Maestra con bambini a scuola

La mission è farsi capire

Insomma, con i bambini di classe prima l’urgenza è quella che i messaggi vengano veicolati integralmente, senza alcun equivoco, ambiguità o parzialità.

Pian piano cominceremo anche noi ad arricchire la nomenclatura usata e ad articolare in modo gradualmente più complesso i nostri costrutti, ma il tutto avverrà nel rispetto della crescita cognitiva e linguistica (le due cose hanno uno sviluppo parallelo) degli alunni. E, attraverso la naturale  scoperta dei doppi sensi e del linguaggio figurato, si arriverà in quarta a ridere assieme anche per le prime barzellette.

L’estetica del parlare

Infine qualche ultimo suggerimento di natura formale ed estetica: cerchiamo di scandire lentamente le frasi ed evitiamo di alzare la voce. Se dobbiamo riprendere i bambini è sempre preferibile farlo in modo fermo e serio ma senza urlare. In questo modo si ottengono più risultati, gli alunni saranno  più sereni e impareranno presto ad apprezzare e ad adeguarsi ai toni pacati.

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