La strategia di insegnamento “Think-Pair-Share” è un approccio collaborativo che può essere adattato con successo alla scuola primaria. Lo scopo di questa tecnica è quello di sviluppare negli alunni il pensiero critico e le abilità comunicative. Leggiamo insieme l’articolo delle autrici de La GuidAgenda CLIL per Gaia Edizioni.

Il metodo Think-Pair-Share coinvolge gli studenti in tre fasi: riflessione individuale (Think), discussione in coppia (Pair), condivisione delle idee con il resto della classe (Share).
Ciascuno di questi tre passaggi rappresenta un momento fondamentale nel percorso di apprendimento. Vediamoli nel dettaglio.
1. Think (Riflettere)
Introduciamo il concetto o l’argomento che gli studenti dovranno esplorare. Cominceremo fornendo una domanda, ponendo un problema o invitando a svolgere un’attività che richiede riflessione individuale.
Va da sé che la domanda deve essere stimolante, per scatenare la curiosità dei bambini e invogliarli a esplorare i propri pensieri e naturalmente deve essere adatta al livello di sviluppo degli studenti.
In questa fase i bambini sono silenziosi, tesi a riflettere su come rispondere alla domanda.
2. Pair (Primo momento di scambio in coppia)
Gli studenti si mettono in coppia e condividono le loro riflessioni. L’abbinamento degli alunni può essere casuale o intenzionale, l’importante è creare coppie eterogenee per favorire la diversità di pensiero. In questa fase si introduce un elemento di collaborazione. Va incoraggiata una discussione attiva, invitando gli studenti a spiegare a vicenda i propri pensieri.
3.Share (Condividere)
Dopo la discussione in coppia, chiediamo alle coppie di condividere le loro idee con il resto della classe. Si può scegliere di fare una condivisione aperta, in cui ogni coppia racconta agli altri le proprie conclusioni, o selezionare solo alcune coppie perché presentino le loro idee. Se sceglieremo la seconda modalità, faremo attenzione che, nelle lezioni a venire, vengano scelte coppie diverse.
In questo momento la nostra figura sarà quella del facilitatore, dovremo guidare la discussione in classe, porre ulteriori domande e rafforzare i concetti chiave. Il nostro compito sarà anche quello di aiutare gli alunni ad articolare meglio i propri pensieri (tenuto conto che devono parlare una lingua non madre) e accettare le opinioni diverse dalle proprie, abbracciando anche nuove prospettive di pensiero.
In questa fase assume un’importanza notevole il tempo. Facciamo in modo che la discussione non si prolunghi troppo, per non far perdere interesse.
Riflessioni sul CLIL con Think-Pair-Share
Perché la strategia Think-Pair-Share sia efficace e dia i risultati che ci aspettiamo, dobbiamo tenere presenti alcuni elementi:
- Chiarezza delle istruzioni: Assicuriamoci che gli studenti comprendano chiaramente le tre fasi di Think, Pair, Share e cosa ci si aspetta da loro in ciascuna fase.
- Domande stimolanti: Le domande dovrebbero essere stimolanti e aperte, incoraggiando gli studenti a riflettere in modo critico. Evitiamo le domande che abbiamo una risposta unica e ovvia.
- Monitoraggio attivo: Camminiamo per la classe durante la fase “Pair” per monitorare le discussioni degli studenti, accertarci che non stiano uscendo dal tema della domanda e offrire supporto, se necessario. In questa fase è importante anche assicurarci che tutti e due i membri del gruppo abbiano la possibilità di esprimersi, senza che uno dei due voglia prevalere o imporre il proprio parere.
- Ascolto attivo: Dobbiamo incoraggiare i nostri alunni ad ascoltare con attenzione e pazienza i pensieri altrui, imparando ad accettare anche posizioni differenti dalle proprie.
- Varietà di attività: Adattiamo la strategia a diverse attività, come risolvere problemi, discutere di concetti nuovi o riflettere su letture.
- Riflessione finale: Alla fine dell’attività, possiamo incoraggiare gli studenti a riflettere sulle proprie esperienze e imparare dagli altri attraverso una breve discussione di chiusura.
Perché usare questa strategia di insegnamento nella scuola primaria?
L’uso regolare di TPS può promuovere l’interazione sociale, aiuta soprattutto gli alunni più introversi, che hanno difficoltà ad aprirsi agli altri, ad essere più sicuri di sé; sviluppa le abilità di pensiero critico e l’apprendimento collaborativo.
Come aiutare fattivamente i bambini nelle tre fasi?
Potremmo cominciare con il fornire loro un foglio sul quale appuntare le parole-chiave del loro pensiero, della discussione tra pari e della condivisione in grande gruppo. Organizziamo il foglio in questo modo (noi scriveremo alla lavagna e i bambini copieranno):
Name: …..
1. My thoughts: …..
2. Pair discussion notes: …..
3. Key words after whole class discussion: …..
L’importanza del porre domande in classe è cosa nota; questo sia che siano gli studenti a chiedere, sia che siamo noi insegnanti. Perché dare vita ad uno scambio di domande e risposte tra insegnante e alunni?
Innanzitutto per avere il polso della situazione, capire se ciò che stiamo spiegando è stato compreso o meno: «What are the main points of today’s lesson?» «Can you explain (the water cycle) in your own words?».
Per chiedere ad uno studente di spiegarsi meglio: «What do you mean?» «Can you repeat in other words?»
Per invitare a valutare l’argomento da un altro punto di vista: «Why do you disagree?», «What do you think of your classmate’s idea?».
Per chiedere agli alunni di fare confronti, previsioni o supposizioni: «What similarities and differences can you find between (Alpine rivers) and (Apennine rivers)?», «What do you think will happen if we (put some ice cubes on the heater?)», «What are some possible consequences of (the climate change)?»
Tassonomia di Bloom
Un aiuto importante nel trovare domande di senso ci viene dalla tassonomia di Bloom, come si può approfondire in Blooms Taxonomy How To Ask Your Child Higher Level Thinking Questions.

Come ulteriore lettura vi proponiamo: Questioning Strategies. del Center for Teaching Excellence. University of Illinois at Urbana-Champaign.




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