Che rapporto c’è tra “apprendimento basato sul gioco” e “ludicizzazione della didattica”? Cerchiamo di scoprirlo in questo articolo.

Il game based learning (GBL, in italiano “apprendimento basato sul gioco”) è un approccio innovativo alla didattica che utilizza videogiochi o elementi di gioco per rendere l’apprendimento più coinvolgente, efficace e motivante. Questa metodologia si basa su esperienze attive che favoriscono l’acquisizione di conoscenze e lo sviluppo di abilità e competenze attraverso dinamiche ludiche.
Che cosa caratterizza il game based learning?
Il GBL integra giochi appositamente progettati per insegnare contenuti specifici, stimolando la curiosità e l’interazione degli studenti. Grazie alla combinazione di intrattenimento e didattica, i giochi possono diventare uno strumento potente per:
- sviluppare il pensiero critico;
- incentivare il problem solving;
- rafforzare competenze interdisciplinari.
Un tipico esempio di game based learning è rappresentato da Minecraft Education Edition, che può essere utilizzato per insegnare storia, matematica, coding e problem-solving ecc.
Un diffuso clone di Minecraft è, invece, Luanti (precedentemente noto come Minetest), un motore per giochi in 3D “cubettoso”, gratuito e open source. Nel sito web è presente un’interessante sezione educativa, con esempi di utilizzo da parte di scuole sparse in tutto il mondo.

I serious game
Rimanendo in questo campo, vanno senz’altro citati i serious game: videogiochi progettati per formare, educare o sensibilizzare i giocatori su temi specifici, con un approccio mirato che combina apprendimento e divertimento. Non sono semplici giochi ricreativi, ma strumenti interattivi con obiettivi che possono essere:
- la trasmissione di contenuti educativi;
- la formazione di determinate competenze professionali;
- l’accrescimento della consapevolezza sociale.
Grazie alla loro natura immersiva, i serious game rientrano tra le esperienze didattiche interattive e coinvolgenti. Ne sono un esempio le simulazioni, che riproducono ambienti realistici per mettere in pratica conoscenze teoriche.
Tra i giochi di simulazione più famosi: la serie SimCity, la cui prima versione è uscita nel lontano 1989, Planet Zoo e Kerbal Space Program per la simulazione spaziale.
I temi delle simulazioni possono essere i più diversi. Alcuni anni fa, per esempio, aveva ottenuto un certo riscontro il videogioco PeaceMaker. Si trattava di un progetto universitario sviluppato inizialmente alla Carnegie Mellon University che consisteva in una simulazione del conflitto israelo-palestinese. Il giocatore impersonava un leader politico e doveva agire per portare la pace nella regione.
A volte i giochi di simulazione hanno apposite versioni per i più piccoli, come nel caso della serie (Farming Simulator, che presenta il videogioco Farming Simulator Kids).
Andando con la memoria fino agli anni ’80, va infine ricordato il videogioco Alter Ego (1986), che consisteva un un simulatore di vita sociale con elementi presi dai giochi di ruolo. Una delle novità, per l’epoca, era la possibilità di decidere tra protagonista maschile e femminile.
Approfondimenti
Il game based learning non andrebbe confuso con la gamification (“ludicizzazione”), in quanto la prima metodologia si basa su veri e propri giochi progettati per un fine educativo, mentre la seconda consiste nell’arricchire un’attività educativa esistente con elementi ludici.
Un interessante libro che studia i videogiochi come forma di comunicazione e come possibile dinamica di apprendimento da portare all’interno della scuola tradizionale è Come un videogioco – Insegnare e apprendere nella scuola a digitale di James P. Gee, Raffaele Cortina Editore.




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