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Fiabe a colazione, pranzo e cena

Nel percorso di insegnamento dell’Italiano alla primaria, la fiaba è spesso trascurata, nonostante il suo grande potenziale educativo e narrativo. Si tratta, in realtà, di un genere ricco e completo, ideale per sviluppare la produzione scritta e la creatività. E poi le fiabe affascinano i bambini: questo le rende uno strumento didattico efficace e coinvolgente.

Fiabe a colazione, pranzo e cena

Quando si insegna Italiano, nel corso del quinquennio della scuola primaria, si passano in rassegna le varie tipologie testuali e se ne mettono in risalto le caratteristiche. Una tipologia testuale spesso sottovalutata o trattata solo en passant è la fiaba. Soprattutto a livello di produzione scritta, la fiaba presenta invece tante di quelle potenzialità che vale sicuramente la pena soffermarvisi.

La linguistica testuale moderna è ormai concorde nello stabilire che qualsiasi processo di scrittura, sia esso riferito agli adulti, sia riferito ai bambini, passa attraverso la fase della “raccolta delle idee” a quella della costruzione di un “piano di lavoro”, di un progetto. Non si può, insomma, improvvisare, quando si tratta di scrivere, al contrario molto chiare e specifiche devono essere le richieste. Sono passati i tempi in cui si faceva scrivere liberamente di un tema senza fornire ulteriori indicazioni contenutistiche e operative.

Le fiabe, in questo senso, presentano sempre una struttura ben definita, non a caso il grande linguista Vladimir Propp nel suo saggio Morfologia della fiaba individuò ben 31 funzioni delle costanti che ricorrerebbero in tutte le fiabe popolari russe. Senza scomodare Propp, sappiamo che in tutte le fiabe si verifica un crescendo di tensione, che determina la cosidetta forcella narrativa, innescato da una situazione problematica. Questa, ad un certo punto, viene sbrogliata con l’intervento di un eroe o di un’eroina ed ecco quindi la catarsi finale. In ogni fiaba vi sono perciò dei protagonisti, un antieroe che danneggia i protagonisti, un eroe, un salvataggio e un lieto fine.

Negli ormai lontani anni ottanta, il maestro Alfio Zoi sintetizzò in questo modo la struttura della fiaba (Figura 1).

Struttura della fiaba di Alfio Zoi
Figura 1

La fiaba nelle classi terza e quarta della primaria

Un primo lavoro con i bambini di terza-quarta primaria, potrebbe essere inizialmente quello di verificare che le fiabe più note, quelle che essi conoscono, si possano inserire bene nella struttura della fiaba, ossia che rispettino grosso modo le tappe individuate (Figura 2, Figura 3, Figura 4).

Hänsel e Gretel
Struttura delle fiabe scuola primaria (Hänsel e Gretel)
Figura 2
Cappuccetto Rosso
Struttura delle fiabe scuola primaria (Cappuccetto Rosso)
Figura 3
Rapunzel 
Struttura delle fiabe scuola primaria (Rapunzel)
Figura 4

Dopodiché potrebbe essere chiesto agli alunni di inventare delle fiabe seguendo i passaggi della struttura. Si potrebbero proporre in questo caso dei lavori a coppie o a piccoli gruppi. Con un piano generico ma ben definito, i bambini abbassano notevolmente il carico cognitivo del “cosa scrivo dopo?” e possono concentrarsi sulla correttezza e sulla coesione delle frasi (Figura 5).

Struttura della fiaba e carico cognitivo
Figura 5

Una volta inventata una fiaba, le possibilità di scrittura si aprono a ventaglio in modo esponenziale.

Si può farne la sintesi, riducendo a vari livelli il testo: da ridotte didascalie che ripercorrono tappe del testo a stringate parole-chiave. La rilettura di questi esperimenti conduce i bambini a capire che esistono varie forme di riassunto, da quello minimo per capire lo svolgimento della vicenda a quello che si limita a “titolare” i diversi momenti dell’impalcatura (Figura 6).

Struttura della fiaba e sintesi
Figura 6

Dalla fiaba ridotta alla fiaba allargata

Oltre che ridotte, le fiabe possono essere soprattutto allargate. Al loro interno possiamo inserire dialoghi, descrizioni, vissuti, stati d’animo, argomentazioni, persuasioni, tecniche narrative varie come un flashback o una zoomata.

Saranno i bambini stessi, magari rispetto ad una fiaba inventata da loro, ad individuare i punti in cui inserire uno stato d’animo, la caratterizzazione di un ambiente, quella di un personaggio.

Inoltre, le fiabe si prestano ad essere cambiate, manipolate: “Seguiamo la fiaba di Ludovico sino alla terza sequenza e cambiamone le altre tre”. I bambini in questo sfodereranno tutta la loro immaginazione e fantasia. Si possono costruire degli intrecci cambiando l’ordine delle sequenze (Figura 7).

Modificare le fiabe, scuola primaria
Figura 7

Come si vede, la fiaba è uno dei testi più ricchi e completi che la letteratura dell’infanzia possieda e si potrebbe decidere di lavorarci un intero anno per esplorare le miriadi di possibilità della narrativa. In più hanno un valore aggiunto non da poco: piacciono ai bambini.

E allora andiamo, leggiamone a iosa e scriviamone altrettante!

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