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Come nasce una parola a scuola

Come fare quando in classe ci imbattiamo in un termine che i bambini non conoscono? Potremmo ricamarci sopra una storia, per esempio. Perché tra le tante attività che a scuola si possono svolgere, far nascere le parole è una delle più stimolanti.

Come nasce una parola a scuola

Quando nel bel mezzo di una lettura ci imbattiamo in un termine che i bambini non conoscono, si aprono due possibilità: o cerchiamo di intuire il significato dell’incognita dai dati del contesto, o analizziamo la parola in questione per verificare se al suo interno ne sia contenuta per caso un’altra (arcuato contiene arco, fulmineo contiene fulmine, apprendista contiene apprendere).

Quando però, come spesso succede, neppure la parola contenuta in un’altra risulta essere nota agli alunni, non ci resta che, è proprio il caso di dirlo, ricamarci sopra un centrino, ops, volevo dire una storia. E far nascere la parola in classe.

Il grembiule inamidato di Mary Poppins

Qualche tempo fa, in una classe terza, ci siamo imbattuti durante una lettura nel termine “inamidato” (si trattava del grembiule inamidato di quella organizzatissima matta di Mary Poppins). È stato appunto il caso in cui i bambini, pur riuscendo a risalire alla parola “amido” non ne conoscessero il significato.

Abituata a non farsi sfuggire le occasioni in cui l’apprendere può passare attraverso l’esperienza diretta e possibilmente il “fare”, la loro maestra Albina non si è limitata a spiegare il termine, ma ha detto ai bambini: «Domani inamidiamo un centrino!» parola quest’ultima sulla quale tra l’altro ci eravamo soffermati tempo prima («Perché si chiamano “centrini”? Il centro di cosa?»).

L’indomani sulla cattedra erano disposti una pentola con dell’acqua, un sacchetto di zucchero, un cucchiaio, un bel centrino beige e un contenitore di vetro a forma di tulipano. La maestra ha aggiunto tre cucchiai di zucchero all’acqua e ha chiesto alla cuoca della mensa di far bollire la soluzione. Quindi ha immerso il centrino nella pentola e lo ha subito dopo estratto e strizzato. Ha infine sovrapposto, disponendolo con cura, il centrino bagnato sul contenitore capovolto. Non si trattava che di aspettare qualche giorno.

Tutoring dal vivo

Nel frattempo i bambini sono stati invitati a ripetere verbalmente più volte la procedura effettuata dalla maestra per inamidare il centrino, trasformandola in un kit di istruzioni. La richiesta era quella che le azioni fossero le più precise possibile e che si evitassero le ripetizioni.

Sono così sorti spontaneamente i verbi: versa, aggiungi, mescola, immergi, togli, strizza, capovolgi, disponi e aspetta. Con i bambini di terza è ancora più indicato utilizzare i verbi alla seconda persona singolare, in questo caso, perché consente loro di figurarsi un interlocutore reale a cui spiegare il da farsi.

Quando nel nostro Paese è cominciata l’attenzione alla diversificazione testuale in base alla funzione comunicativa, le procedure erano inquadrate nell’alveo dei testi cosiddetti “regolativi”. Oggi i nostri bimbi moderni li hanno ribattezzati “tutoring” (Palmira, otto anni) e i passaggi del procedimento sono divenuti steps per tutti.

Agli alunni è stato poi chiesto di scrivere sul quaderno sia l’elenco dell’occorrente, sia gli step del nostro tutoring dal vivo. Gli esiti hanno superato le aspettative.

Riserva interessante di pensiero e scrittura

Ho ritenuto da sempre il testo regolativo, uso il termine classico per il mio pubblico di insegnanti, una delle più interessanti forme di scrittura sulla quale far esercitare i bambini di tutte le età.

Se conoscono, o meglio ancora hanno eseguito concretamente la procedura, hanno già un contenuto da ripensare e su cui lavorare. Questo contenuto ha un ordine interno di natura consequenziale oltreché cronologico, poiché un passaggio presume quello precedente e anticipa quello successivo.

Sempre questo contenuto esige più chiarezza, rispetto a quello dei testi narrativi o anche descrittivi, poiché se i passaggi non sono spiegati con massima precisione e sintesi, il lettore non capisce ciò che deve fare. Sul piano della forma, è interessante come il testo regolativo si presti ad una riflessione sui tempi verbali e sulla persona.

Come accennavo pocanzi, se con i bambini di terza è suggeribile ancora l’utilizzo del presente e sia della seconda persona singolare che ipotizza un interlocutore, sia della prima persona plurale che li coinvolge quali attori del procedimento (abbiamo mescolato, abbiamo ritagliato…), nelle classi più alte si potrà proporre l’uso della seconda persona plurale o dell’infinito. Tempo e persona comunque, dovranno essere mantenuti costanti per tutto l’andamento del testo.

Per chi insegna italiano

Dopo due giorni il centrino ha preso la forma del contenitore ed è stato capovolto a sua volta sotto gli occhi incuriositi dei nostri alunni. Una nuova parola è nata a scuola grazie ad un riflettore che si è acceso su di lei.

Non per tutte le parole è possibile ricamare una storia e inamidare un centrino, ma per chi insegna italiano, se si riesce a non perdere di vista gli obiettivi da perseguire, si apre ogni giorno in classe un ventaglio di possibilità e percorsi che il bravo maestro coglie per lavorare su più fronti, perseguendo varie abilità, e aggiungendo alle sue lezioni ingredienti preziosi quali l’interesse e la creatività.

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